tiscali: La festa di fine Ramadan nelle città italiane e la dedica a Papa Francesco

Un milione e 700 mila musulmani in Italia festeggiano oggi fine del Ramadan, all’insegna del dialogo tra religioni. Dal presidente della Repubblica Mattarella invito al rispetto diversità

 

3.jpg_1064807657

 

Redazione Tiscali
Si celebra oggi la festa dell’Eid Al-Fitr: le moschee, in Italia come altrove, si riempiono di fedeli in preghiera, prima dei festeggiamenti per la fine del Ramadan, il mese sacro, e del digiuno, nella religione islamica. A Roma oltre 40mila persone, secondo la Comunità del mondo arabo in Italia, si sono ritrovate nella Grande moschea che sorge nella zona nord della città. Nel piazzale antistante, decine di commercianti vendono i prodotti tipici della festa: focacce, datteri e soprattutto dolci, che vengono consumati, dopo la preghiera, a casa dei parenti.
Il messaggio a Papa Francesco – “Vogliamo dedicare questa giornata a Papa Francesco e al suo messaggio di pace ecumenico – dice il presidente della Co-mai, Foad Aodi – abbiamo bisogno di azioni forti come quelle del pontefice, non di gesti brutti come la cancelliera Merkel che fa piangere una bambina palestinese che vive da quattro anni in Germania”. Sono un milione e 700mila circa i musulmani censiti in Italia e secondo Foad Aodi le celebrazioni servono anche a ricordare diritti e doveri della comunità: “E’ una festa importante ma non tutti possono prendere un permesso dal lavoro per andare a pregare”, sottolinea il medico.
Una festa multietnica e multilinguistica – A Roma si celebra “una festa multietnica e multilinguistica, con persone provenienti da 40 Paesi, che frequentano la Grande moschea riconosciuta dal Ministero degli Interni – spiega Aodi – questa possibilità dovrebbe esistere ovunque, per avere più sicurezza e legalità senza più luoghi di culto ‘fai da te’ contro cui ci opponiamo con fermezza”. Nel giorno della festa per l’inizio del mese Shawal (il decimo mese del calendario islamico), anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sottolinea in una nota l’importanza del “rispetto delle diversità” per “un costruttivo dialogo tra religioni”.
E si è parlato di pace anche a Torino, nel Parco Dora, dove c’era il sindaco Piero Fassino. “Non è solo un evento religioso ma sociale, ed è rivolto anche ai non musulmani”, dichiara, da Milano, Mahmoud Asfa, presidente del consiglio della Casa della cultura islamica di via Padova. “Questa mattina era con noi una rappresentanza della comunità cattolica che ha portato una lettera del cardinale di Milano Angelo Scola rivolta ai fedeli – spiega l’uomo che nel 2009 ha ricevuto l’Ambrogino d’Oro – tutti hanno applaudito, e il nostro imam ha sottolineato la necessità del dialogo, indispensabile per essere un buon cittadino e contribuire al benessere della città che ci ospita”.
Anche i convertiti partecipano alla festa. Tra loro l’editore ligure Roberto ‘Hamza’ Piccardo, entrato nell’Islam nel ’75 e fondatore dell’Unione delle comunità ed organizzazioni islamiche in Italia. “Per convertirsi 40 anni fa non c’erano tanti ostacoli, il pregiudizio era minore – racconta Hamza, che ha impostato la sua vita sulla difesa e la divulgazione della sua nuova religione -. Per la donna in realtà non è mai stato semplice perché più esposta: deve coprirsi il capo per manifestare la sua scelta, ma oggi è più difficile per entrambi i sessi perché la maggior parte delle persone ti guardano come un potenziale nemico”. Quote: “Abbiamo bisogno di azioni forti come quelli del pontefice – afferma il presidente Co-mai – non di gesti brutti come la cancelliera Merkel che fa piangere una bambina palestinese”, come si vede un video sull’incontro fra gli studenti di una scuola e la statista tedesca che, parlando di profughi, ha fatto scoppiare in lacrime una ragazzina tentando poi di consolarla.

 

notizie.tiscali

Altri articoli

COMUNICATO STAMPA 15/04/24. Amsi-Uniti per Unire «Bene la cancellazione del tetto di spesa per i professionisti sanitari ma soprattutto arrivino finalmente contratti a tempo indeterminato. Solo così si può aumentare del 50% la risposta dei medici e infermieri di origine straniera rispetto alle domande delle Regioni».

Aodi: «Continua la nostra collaborazione  costante con le regioni: è una scelta obbligatoria in questo momento quella di rivolgersi ai professionisti della sanità di origine straniera, visto che si tratta

Leggi Tutto »
Nessun altro articolo da mostrare