tiscali: Da Donald Trump e Matteo Salvini: gli insospettabili “reclutatori” dell’Isis

 

Più i musulmani si sentiranno considerati nemici, più facile ed esteso sarà il reclutamento di nuovi terroristi

 

 

Lo schema è ben noto. L’Italia tra la metà degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, ne ha avuto un’esperienza tragica. Un settimanale inglese, The Observer, la battezzò “strategy of tension”. Una definizione così efficace che, tradotta in italiano, è entrata nei dizionari. Consisteva nel diffondere la paura attraverso attentati e atti terroristici. Perché una popolazione impaurita, esasperata, è disposta ad accettare e a fare cose che in condizioni normali sarebbero inaccettabili. Come schierarsi a favore di regimi politici dittatoriali. Questo clima di guerra permanente favorì l’attività di reclutamento delle organizzazioni terroristiche, di estrema destra come di estrema sinistra. Non c’erano avversari, ma solo nemici. Coi quali non si poteva avere alcuna interlocuzione. Si trattava di eliminarli per salvarsi.Le condizioni storiche sono totalmente mutate, ma lo schema della strategia della tensione – riveduto e corretto – è ancora oggi in auge. Lo utilizza l’Isis nei confronti dell’Occidente. Col duplice obiettivo di destabilizzarlo e di portarlo a reazioni estreme. In modo da creare al suo interno una divisione netta con l’intero mondo musulmano. Più i musulmani si sentiranno in quanto tali considerati nemici, più facile ed esteso sarà il reclutamento di nuovi terroristi.

Durante la strategia della tensione furono messe in atto, anche da apparati dello Stato, azioni volte a esasperare il clima politico. Le azioni dell’Isis godono invece di alleati insospettabili che ne moltiplicano gli effetti con dichiarazioni fatte alla luce del sole. Nei giorni scorsi Hillary Clinton ha accusato Donald Trump di essere il miglior reclutatore dell’Isis. E ha aggiunto – evidentemente sulla base di informazioni dei servizi di sicurezza  – che lo Stato islamico utilizza i video dove Donald Trump insulta i musulmani per rinfoltire le sue truppe. In effetti è un buon argomento: quell’uomo – Donald Trump – è candidato a rappresentare il partito repubblicano per la corsa alla presidenza degli Stati Uniti. Se un americano che, potenzialmente, potrebbe governare il suo Paese odia i musulmani, allora i musulmani devono attrezzarsi per combatterlo. Ragionamento un po’ schematico, che però può far breccia nelle menti giovani e inesperte di tanti ragazzi.

Può apparire paradossale che i nemici dell’Islam siano, nei fatti, tra i migliori alleati della jihad. Lo diventa meno se si considera che un presidente tutt’altro che pacifista e liberale comeGeorge W. Bush dopo l’attentato alle Torri Gemelle, come ha ricordato Hillary Clinton, fece importanti aperture al mondo musulmano.  Bush, comandante in capo delle forze armate americane, sapeva che uno dei più gravi errori che si possano commettere quando si è in guerra è aumentare la base di reclutamento del nemico.

In Italia – anche se ovviamente non ha avuto altrettanta risonanza –  si è verificato un caso analogo a quello Hillary Clinton versus Donald Trump. Ecco quanto dichiarò – dopo le affermazioni fatte da Matteo Salvini in relazione all’attentato allo Charlie Hebdo (poi ribadite dopo le stragi di Parigi)  – Foad Aodi, il presidente delle Comunità del mondo arabo in Italia: “Il terrorismo non ha una sua religione e le parole di Matteo Salvini non fanno altro che alimentare lo scontro, facendo così il gioco dei terroristi. Questi ultimi intendono arrivare proprio a questo punto, con gli occidentali in preda ai pregiudizi”.

D’altra parte questo “effetto paradosso” dei “farmaci” utilizzati dalla Lega Nord è stato già sperimentato. Accadde una decina di anni fa quando Roberto Calderoli, all’epoca ministro del governo Berlusconi, si presentò in tv con una t-shirt sulla quale aveva fatto riprodurre una vignetta anti-islamica. Nelle intenzioni dell’inventore della “legge porcata”, si trattava di una dimostrazione di coraggio, una dura lezione agli estremisti. Il risultato fu che una folla inferocita (non, dunque, un gruppo terroristico) assaltò il consolato italiano di Bengasi. Il bilancio fu di undici morti.

 

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