Tbc: polemiche e pericoli. Il ministro Pinotti smentisce il contagio tra le forze dell’ordine

Non si placano le polemiche tra i presunti rischi di contagio da Tbc nel nostro Paese, causa il pesante afflusso di immigrati. Foad Aodi presidente dell’Amsi – Associazione medici di origine straniera in Italia – da anni impegnata con le Asl nell’assistenza sanitaria agli immigrati, riferisce:  “Gli immigrati possono essere individuati in due categorie dal punto di vista delle patologie. I primi, i cosiddetti integrati senza disagio sociale e i secondi, gli irregolari che vivono in Italia tra numerose difficoltà: economiche, abitative, lavorative e sociali. Questi ultimi si ammalano dopo il loro arrivo in Italia ma non portano malattie dall’estero. Le patologie più frequenti tra coloro che sbarcano in Italia – spiega ancora Aodi – sono ortopediche, pneumologiche, oculistiche, dermatologiche, gastroenterologiche e psicologiche, dovute queste ultime anche al trauma del viaggio sempre affrontato in condizioni precarie”. Nonostante le rassicurazioni iniziali, Aodi raccomanda da anni di non abbassare la guardia e di intensificare i controlli e la prevenzione, senza allarmismo e fobie, la posizione più corretta per garantire un’assistenza adeguata e capillare. D’altra parte, anche il sindaco di Roma Ignazio Marino, medico chirurgo di notevole esperienza, nel mese di giugno citava il caso dei cittadini del Corno D’Africa dirottati nella Capitale senza alcun preavviso, manifestando la sua competente preoccupazione per le  possibili emergenze igienico-sanitarie,  “considerando – ha chiarito il sindaco – che nelle zone di provenienza dei nuovi immigrati vi è una presenza elevata dei ceppi del bacillo della tubercolosi multiresistente alla terapia antibiotica. Un accenno alla tematica della resistenza agli antibiotici proviene anche dal presidente di AssoTutela Michel Emi Maritato che ha dichiarato: “è ben noto, a chi sia un minimo esperto di sanità, come il patrimonio genetico di alcune etnie sia più sensibile ai cosiddetti micobatteri tubercolari capaci di scatenare la patologia. Gli esperti hanno da tempo individuato il cosiddetto Mycobacterium africanum molto presente in quel continente. Se a ciò si aggiungono le condizioni precarie in cui vivono gli immigrati, ben si comprendono e si debbono giustificare i timori di tutti i cittadini che hanno a cuore la salute personale e quella dei propri cari.  E ancora – continua Maritato – è noto a tutti come siano presenti dei ceppi resistenti ai comuni antibiotici, la rifampicina e l’etambutolo, utilizzati come terapia medica con esito favorevole fino a pochi anni fa e che oggi, in alcuni casi, si dimostrano inefficaci.

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