Formazione e tutele legali gratis per due anni ai giovani medici. Foad Aodi, Presidente delle associazioni di riferimento dei medici di origine straniera, plaude all’iniziativa di Consulcesi rivolta agli Under35: «Con questo nuovo accordo ci saranno nuovi posti di lavoro, più integrazione e maggior formazione»
«È un momento critico a livello mondiale per quanto riguarda l’occupazione e la fuga dei cervelli. Noi stiamo combattendo quest’ultimo problema in tutti e due i sensi, sia invitando i nostri intellettuali a non lasciare i nostri Paesi d’origine, sia facendo in modo che i cervelli italiani non debbano scappare. Detto questo, il progetto può essere davvero un fattore determinante nella creazione di nuovi posti di lavoro, per aumentare l’aggiornamento professionale e l’integrazione tra i professionisti di diversa origine, religione e cultura, ma uniti nell’anima e nello spirito per servire il nostro Paese, che è l’Italia. Abbiamo 17mila medici di origine straniera, 50% uomini e 50% donne. La percentuale di medici di origine straniera purtroppo negli ultimi 5 anni è diminuita, per vari motivi. Gli studenti di origine straniera non vengono più in Italia, come avveniva invece qualche tempo fa. Chi viene si laurea qui in Italia, ma rimane solo il 40%. Il resto torna nei Paesi d’origine. Siamo certi che sia giusto aiutare i giovani medici, siano essi italiani o stranieri, ad entrare nel mondo del lavoro e qualificare maggiormente il Servizio sanitario italiano, che è uno dei sistemi più apprezzati nel mondo. Non a caso dall’Arabia Saudita e da tanti altri Paesi c’è una grandissima richiesta di professionisti sanitari italiani».
Ed è per questo che tante realtà, tante società scientifiche, tanti ordini dei medici in tutta Italia stanno proprio offrendo ai propri iscritti questa importante spinta attraverso l’accordo con il gruppo Consulcesi.
«Certamente. Dal canto nostro provvederemo ad informare i nostri medici Under 35 di questa opportunità. Lo faremo anche indirettamente, informando i genitori che, dopo essere venuti in Italia a studiare e lavorare tra gli anni ’60 e ’80, sono rimasti qui, hanno preso la cittadinanza italiana e hanno fatto figli che, a loro volta, vivono qui e studiano medicina. Questa è un’occasione anche per i padri per fare ai propri figli un regalo importante, grazie ad una collaborazione con un gruppo che dà servizi concreti. Non possiamo guardare ad una sanità qualificata senza vedere quali sono le criticità, altrimenti rimangono solo parole o titoli di giornale. Noi, come in questo caso, vogliamo dare proposte concrete».










