Salute, Aisi (Associazione Imprese Sanitarie Indipendenti). Onesti: «Chiediamo al Governo di eliminare il vincolo di incompatibilità per i medici dipendenti del nostro SSN. Potrebbe essere la soluzione ottimale per arginare le fughe all’estero dei professionisti sanitari».

Così si potrebbe mettere un freno all’esodo di camici bianchi verso Paesi che offrono retribuzioni ben diverse dalle nostre, garantendo così, ai medici del nostro SSN, ulteriori legittimi introiti, e consentendo loro di mettere a disposizione della sanità privata e di quella privata accreditata la propria esperienza, elevandone ulteriormente la qualità. 

ROMA 3 LUG 2024 – «Dal 2019 al 2023 hanno scelto di lasciare il nostro Paese, decidendo di andare a lavorare all’estero, quasi 40.000 medici, fra i quali più di 25.000 specialisti. 

L’esodo di professionisti sanitari all’estero, attratti da proposte economiche spesso davvero allettanti, rischia concretamente, solo nei prossimi tre anni, di farci perdere il 30% in più tra medici e infermieri, se non troviamo le contromisure per porre un freno a questo fenomeno.

Per questa serie di ragioni, oggi, sentiamo di voler rivolgere un accorato appello al Governo, nella speranza che venga accolto, per chiedere, come ha già fatto l’Ordine dei Medici di Roma alla Tavola Rotonda organizzata dall’A.I.S.I. il 28 maggio, di eliminare il vincolo di incompatibilità (legge 412/1991) per i medici dipendenti del Servizio Sanitario pubblico, che oggi non consente loro di collaborare con strutture private al di fuori delle realtà ospedaliere».

Così Giovanni Onesti, Direttore Generale di Aisi, Associazione Imprese Sanitarie Indipendenti.

«La fuga all’estero dei nostri professionisti sanitari italiani rappresenta una piaga che va sanata prima possibile, senza indugi».

Avere la possibilità di collaborare con strutture private, in particolar modo quelle della sanità privata accreditata, metterebbe nella condizione i medici di avere ulteriori legittimi incentivi economici, che consentirebbero loro di prendere difficilmente in considerazione le offerte, seppur allettanti, di paesi stranieri. 

Per ricostruire un sistema sanitario solido ed efficiente, abbiamo bisogno, nel prossimo futuro, complice anche il costante invecchiamento della nostra popolazione, di un numero sempre più elevato di professionisti sanitari. In primis di medici sempre più specializzati. Non possiamo permetterci il lusso di formare le migliori professionalità d’Europa e poi di vedercele portar via da altri Paesi. Non possiamo perdere per strada eccellenze che rappresentano il perno, le fondamenta, per affrontare e vincere le nuove sfide che ci attendono, per una sanità sempre «più a misura di paziente e di professionista».

Così Giovanni Onesti, Direttore Generale Aisi, Associazione Imprese Sanitarie Indipendenti.

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