postgenovaonline: Trump presidente Usa, il giorno dopo. Quei segnali del disagio colletivo

 

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Le chiavi di lettura per spiegare il secondo terremoto che ha scosso il mondo sono parecchie, ma una – schematica quanto volete – emerge sulle altre. Nessuno può dire che tipo di amministrazione si profilerà a Washington, come Trump condurrà l’esecutivo. Sullo sfondo un’Europa altrettanto oscillante con un Cac 40 a -0,3%, il Dax a -0,15% e un Ftse 100 che arriva a -1,15%. La vittoria di Trump è stato un colpo umiliante per la leadership democratica, per i media e i sondaggisti, questi ultimi particolarmente responsabili per le previsioni scollate dalla realtà.

Ancora nessuna conferma sulla rinuncia da quanto da Trump è stato eletto 45° presidente degli Stati Uniti.

La sua elezione è stato un terremoto politico che non si registrava da anni negli Usa.

In America esplode la protesta contro Donald Trump presidente. Per decenni, almeno sino agli anni Ottanta, la “riforma” aveva un preciso significato: costruire le condizioni per dare equilibrio alla società, per garantire diritti a chi non li aveva, per favorire, attraverso un uso mirato della leva fiscale, la redistribuzione del reddito in maniera tale da limitare le distanze tra i più ricchi e i meno ricchi o più poveri.

Ci risiamo, per la seconda volta nel giro di pochi mesi, i sondaggi ci mandano a letto con la “camomilla della buona notte del domani mattina andrà tutto bene” e poi il giorno dopo ci svegliamo ed è proprio in quel preciso momento che nemmeno litri di camomilla aiuterebbero più.

Così Foad Aodi, Presidente delle Co-mai e preside della facoltà di Scienze della Riabilitazione e Fisioterapia dell’ Università anglo-cattolica “Unisanpaolo”, ribadisce un deciso no alle politiche di fomentazione dell’odio razziale e religioso in America e in occidente, e sottolinea come “l’ America è da sempre la culla dell’immigrazione; non crediamo che oggi possa istigare allo scontro razziale, o peggio, considerare plausibili le idee di deportazione dei migranti e innalzamento di muri”.

Durante la campagna elettorale, sia Clinton che Trump hanno dichiarato che – se eletti – avrebbero continuato sulla stessa linea dell’attuale politica degli Stati Uniti in merito al conflitto israelo-palestinese, che è quella di una soluzione a due stati. Trump se ne è reso conto e ha fatto sì che tornasse al centro della politica americana. Siamo più forti insieme e andremo avanti insieme. “E qui vorrei citare il professor Roberto Rufflli, il costituzionalista e parlamentare cattolico ucciso dalle Brigate Rosse, che chiedeva alla politica di imparare a riascoltare il ‘cittadino arbitro’, espressione massima di una democrazia effettivamente compiuta”.

Ogni ex-presidente naturalmente ha scelto percorsi di vita differenti.

In questi ultimi anni anche la stragrande maggioranza degli Stati membri dell’Unione europea hanno innalzato nuovi muri, specie nei confronti della nuova ondata di immigranti in fuga dal Medio Oriente, Asia Minore e Africa subsahariana dalle guerre, dall’impoverimento e dalle persecuzioni etniche e religiose di cui i paesi europei sono in parte responsabili assieme alle classi dirigenti locali. Ma ha confermato che il paese non ha intenzione di pagare per la costruzione del muro.

“Ho appena vinto un’elezione presidenziale aperta e di successo”. Ma questo non ha niente a che fare con il nuovo consenso sugli effetti keynesiani della politica fiscale. Sul viso il sorriso stampato di chi ha la consapevolezza di aver compiuto un’impresa e di averla fatta realmente solo contro tutto e tutti.

Anche John McCain è restato in politica e ha sostenuto attivamente Mitt Romney nella corsa del 2012 ma ha annunciato di non appoggiare Trump a seguito della pubblicazione del video con le affermazioni sessiste di qualche anno fa.

 

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