paeseroma: Appello a occidente e mondo arabo «fermate catena di morte»

 

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Foad Aodi – presidente Comai: «Gli scontri religiosi interni all’Islam possono accelerare una terza guerra mondiale»

«No alle guerre civili e religiose in Medio Oriente, che minacciano la sicurezza internazionale e possono accelerare una terza guerra mondale. Condanniamo fermamente la pena di morte». Questo il commento di Foad Aodi, Presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai ) e “Focal Point” in Italia per l’integrazione presso l’Agenzia dell’ Onu Unaoc, all’aggravarsi del conflitto tra mussulmani sciiti e sunniti, che in questi giorni vede principali attori l’Arabia Saudita e l’Iran.
Riad, com’è noto, ha deciso l’altroieri di rompere le relazioni diplomatiche con Teheran: intimando ai suoi rappresentanti diplomatici di lasciare l’Arabia Saudita entro  48 ore. Decisione che giunge a seguito della decapitazione dell’imam sciita Nimr al-Nimr, giustiziato giorni fa con l’accusa di terrorismo, insieme ad altri 46 imputati, in Arabia Saudita: fatto che  ha suscitato la rabbia delle maggioranze sciite di vari Paesi islamici. «Ci appelliamo all’Arabia Saudita, all’Iran, al  mondo arabo e all’Occidente per fermare questa catena di morte che si alimenta con i conflitti inter-religiosi» – prosegue Aodi; «stiamo già vivendo una situazione molto critica, che riflette una crisi mondiale ed economica senza precedenti».  Secondo il Presidente di Co-mai la “via della pace” si trova solo nel dialogo che rafforza la cooperazione tra l’Europa e il Medio Oriente: «Servono l’unità e la coesione delle diplomazie internazionali, e servono soluzioni per una stabilizzazione del mondo arabo, che comprenda la Siria, la Libia, la Tunisia, l’Egitto,  lo Yemen, il Libano, il Sudan e la Somalia (aree tutte attualmente funestate da gravi conflitti interni, variamente legati agli interessi delle superpotenze, N.-d.R.).  Dobbiamo lavorare per lo sviluppo del dialogo interculturale ed inter-religioso con l’occidente, per evitare altri conflitti e per combattere il terrorismo, il nostro grande e comune nemico».  Fabrizio Federici

 

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