nursetimes: Missioni di pace all’estero: 225 infermieri e medici morti negli ultimi 2 anni

 

Un grido di aiuto lanciato da Foad Aodi, presidente dell’Associazione Medici di origine straniera in Italia (Amsi) e della neonata Unione medica euromediterranea.

 

 

Negli ultimi giorni, i bombardamenti dei caccia russi e del regime di Bashar al Assad ai danni della città di Aleppo hanno causato la distruzione di sette ospedali da campo siriani.

I bombardamenti, oltre a rendere ancora più instabile la situazione già precaria dei sistemi sanitari nelle zone di guerra, impedisce anche alle persone bisognose di cure mediche e alle stesse vittime di poter usufruire degli ospedali. Anche il personale sanitario presente all’interno delle strutture corre enormi rischi.

“Negli ultimi due anni i medici e gli infermieri hanno pagato un prezzo elevatissimo per svolgere il loro lavoro in Libia, Iraq, Siria, Yemen. Si contano ben 225 morti. Non è accettabile, gli operatori devono essere tutelati”.

L’allarme è lanciato da Foad Aodi, presidente dell’Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) e della neonata Unione medica euromediterranea: “Negli ultimi due anni i medici e gli infermieri hanno pagato un prezzo elevatissimo per svolgere il loro lavoro in Libia, Iraq, Siria, Yemen. Si contano ben 225 morti. Non è accettabile, gli operatori devono essere tutelati”.

 

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Il prof. Adoi interpella le istituzioni europee richiedendo “azioni concrete per una maggiore tutela dei medici e degli operatori che lavorano nelle ong nei Paesi a rischio”.

La realizzazione di una mappa che segnali tutte le Organizzazioni Non Governative presenti nelle zone di guerra garantirebbe una maggiore sicurezza ed una maggiore tutela per gli operatori e per le strutture.

 

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