LOMBARDIA: COMUNITA’ ARABA IN ITALIA, DIVIETO BURQA INASPRISCE CONFLITTO SOCIALE (1)

 

Si rischia di alimentare in donne con velo paura di entrare in ospedale Milano, 11 dic. (AdnKronos Salute) – “Un atto vergognoso e inutile”.

Foad Aodi, presidente della Comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) e dell’Associazione medici stranieri in Italia (Amsi), bolla così il regolamento lombardo – approvato ieri – che esplicita il divieto di accesso in ospedali e uffici regionali con il volto coperto da velo integrale, ma anche passamontagna, caschi e tutto quanto possa impedire il riconoscimento di una persona. “E’ l’ennesima provocazione che, in un momento di crisi internazionale come questo, non fa che inasprire il conflitto sociale”.

Una provocazione, incalza Aodi, “che non serviva, visto che è già vietato entrare in ospedale e nei luoghi pubblici con il volto coperto. Noi la respingiamo al mittente perché basata solo su strumentalizzazioni politiche e guerre interne alla stessa Lega”. Non solo: “Le donne che indossano il burqa in Italia si contano sulle dita di una mano e per il 99% sono italiane convertite all’Islam che lo fanno più per provocazione che per un credo vero. Noi siamo una comunità in maggioranza laica. Su 1,6 milioni di musulmani in Italia il 70% sono laici”.

“Nel mondo arabo ci sono cristiani, ebrei, copti, maroniti, ortodossi e non solo musulmani. Bisogna agire con responsabilità perché le strumentalizzazioni fanno il gioco dell’Is che vuole esarcerbare il conflitto fra le religioni”, fa notare il numero uno del Co-mai. Aodi rivolge un invito a Maroni: “Tuteli prima il diritto alla salute per tutti perché con la sua ultima provocazione rischia di alimentare anche nelle donne con il velo non integrale la paura di andare in ospedale e questo non garantisce l’università del diritto alla salute”. (segue)(Lus/AdnKronos)

11-DIC-15 13:51

 

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