Crisi economica ,Maria G. Della Vecchia ,serve un  progetto generale per la crescita

Nel quarto anno di crisi economica ogni effetto del disastro finanziario partito dagli Usa si è pienamente ripercosso sull’economia reale, colpendo produttività, salari e consumi e creando nuove sacche di povertà.

E’ in atto un livellamento generale economico del Paese verso il basso, aspetto determinante sul nostro potere di interlocuzione internazionale, e ciò accade in un contesto di mancanza di un piano-Paese capace di ridisegnare strategie e fabbisogni occupazionali alla luce dei cambiamenti imposti dalla crisi.

In Italia non solo il lavoro è in calo e le piccole e medie industrie (il 95% del totale) chiudono o ristrutturano per la crisi o perchè pagano qualche malagestione del passato; ora, per l’inizio del 2013, a preoccupare sono le casse integrazione straordinarie in scadenza, quelle che sfoceranno nella mobilità e in nuovi licenziamenti.

A documentare il quadro del calo produttivo e occupazionale è l’Istat: nel secondo trimestre di quest’anno le ore lavorate per ogni dipendente sono diminuite del 2,6% rispetto allo stesso trimestre 2011.

E il prezzo maggiore lo ha pagato l’industria, con una flessione tendenziale del 3,2%, suddiviso nel -3,4% dell’industria in senso stretto e nel -1,9% delle costruzioni.

E’ andata meglio per i servizi(-1,9%), che si rivelano sempre più riserva di lavoro precario e malpagato soprattutto per giovani e donne.

Male anche i dati di cassa integrazione ordinaria, con 37.9 ore ogni mille ore lavorate, 10 ore in più ogni mille rispetto al 2011, anche in questo caso in gran parte nell’industria.

Ma il lavoro non è solo quello dei dipendenti; c’è anche quello degli autonomi e la schiera in crescita degli “imprenditori di sé stessi”, imprenditori per forza che aprono l’impresa dopo aver perso il posto fisso e, nei numeri dei registri imprese delle Camere di Commercio aiutano a non far crollare il saldo fra numero di imprese “morte” e “nate”.

E’ evidente che a fronte di un’impresa famigliare, magari di lunga tradizione, che scompare non può certo bastare una partita Iva a compensare il valore e i posti di lavoro persi.

La crisi nei Paesi occidentali preme, ma non su tutti allo stesso modo.

La mancanza, in Italia, di un progetto generale per la crescita ci penalizza e tiene lontani gli investimenti esteri, che prendono facilmente, in Europa, la direzione della Germania e della Francia, Paesi che agevolano la nuova iniziativa economica e, soprattutto per la Germania, aprono le politiche industriali alla partecipazione delle parti sociali.

E a deprimere la fiducia generale c’è lo spettacolo delle spese folli di una casta che rappresenta ormai solo sé stessa.

Maria G. Della Vecchia (Ufficio Stampa  Uniti per Unire )

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