Le “Madrase” per i bambini siriani in Turchia: quando la solidarietà viene istruendo

 

L’accesso all’istruzione primaria per i figli degli immigrati siriani in Turchia è diventato possibile e sembra aver conosciuto dal 2015 uno sviluppo considerevole. Seguendo infatti l’incentivo dell’attuale Presidente turco Recep Tayyp Erdogan, sono sorte nel Paese le cosìdette “madrase per i nuovi arrivati”: delle scuole finanziate da privati o dalld fondazioni di beneficenza nazionali che hanno permesso di studiare ad oltre 3000  bambini immigrati, provenienti dalla Siria. La  prima e la più grande di queste scuole è stata inaugurata lo scorso anno su un appezzamento del comune di Esanyurt, a 25 chilometri dalla capitale Istanbul, alla presenza dello stesso Erdogan, delle autorità locali e con il coinvolgimento di centinaia di persone, di turchi ed immigrati insieme.

“Questa scuola è la prima in Turchia ad accogliere i piccoli immigrati siriani”,  ha dichiarato recentemente la direttrice ‘Ala Baghajaty all’emittente siriana “Rozana”. La sola madrasa in questione accoglie ed istruisce 1200 bambini siriani.

“Siamo vicini ai nostri fratelli immigrati e siamo pronti ad offrire loro ed ai loro figli i servizi necessari per vivere ed istruirsi”, aggiunge il vice sindaco di Esanyurt.

Non solo un modello di insegnamento solidale, ma anche di forza e coraggio, questa madrasa non si è arresa dinnazi alle prime difficoltà finanziarie, per raccogliere i fondi che permettessero di tenere in piedi l’attività didattica, ha organizzato a febbraio una grande mostra di beneficenza. Così, più di 100 opere di artisti siriani ed internazionali riempiono in questi giorni le pareti biache e scarne dell’istituto: ci sono dipinti figurativi, raffinate rappresentazioni di calligrafia araba di gusto classico, ma anche fotografie contemporanee.

L’evento è venuto spontaneamente, frutto di una naturale disposizione di animo, come si evince dalle parole del curatore della mostra Amer Abdulhai che afferma: “Questo è il minimo che ogni artista possa fare per i bambini siriani, ai quali troppo spesso è negata la possibilità di istruirsi”.

Anche i bambini, i veri e propri fruitori della scuola, partecipano alla mostra. Nonostante la loro giovanissima età, nei loro dipinti si rivive una traccia dell’esperienza della “ghurba”: quell’insieme di  sentimenti provati da numerosi “scrittori-cittadini arabi contemporanei” che vivono l’esilio forzato sulla loro pelle, con quella “sensazione di insofferenza, di alienazione avvertita dell’intellettuale arabo che si riversa nelle sofferenze di tutto il suo popolo”, come scrive lsabella Camera D’Aflitto, Docente e studiosa italiana di lingua araba di fama internazionale, nell’introduzione della raccolta “Scrittori Arabi Del Novecento” (Bompiani, 1999).

Eppure, oltre al dolore, questi dipinti colorati raccontano un sogno: quello di fare ritorno alla loro patria assediata dalla guerra, dove il terrorismo targato ISIS avanza a macchia d’olio, non solo in Siria, ma in tutto il Medio Oriente,  spingendosi con i recenti attacchi terroristici ancora più a nord,  verso l’Europa.

Judy, una piccola scolara intervistata  dichiara a “Rozana”: “Ringrazio Allah perchè posso studiare in questo luogo, molti bambini come me non possono farlo. Non possiamo tornare in Siria adesso, ma spero che un domani possiamo farvi ritorno”.

 

di Elena Rossi

 

 

Immagine Madrase Siriane

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