LaStampa.it: “Not in my name”, il manifesto della comunità araba contro il terrorismo

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Fra le proposte, l’istituzione di un albo degli imam italiani. E ancora “no alle moschee fai da te e all’immigrazione irregolare”

LAURA MELISSARI E FRANCESCA FERRI

Siamo noi le prime vittime del terrorismo. Prendiamo le distanze chiaramente e senza ambiguità da quanto è successo a Parigi. Nessuno si deve permettere di usare il nome della religione islamica per giustificare questi atti”. Sono queste le parole di condanna di Foad Aodi, presidente nazionale di Co-Mai, la Comunità del mondo arabo in Italia, che hanno aperto l’incontro “Not in my name”. Nella sede delle Federazione nazionale della stampa italiana si sono riuniti, infatti, questa mattina insieme a Co-Mai, il movimento Uniti per Unire e il giornale La Svolta per ribadire il loro no al terrorismo e la loro presa di distanza dagli attentati di Parigi.
Alla presenza del consigliere consolare francese Jean-Claude Calisesi, dell’ambasciatore della Lega Araba Youssef Nassif Hitti e di vari diplomatici mediorientali, è stato presentato il manifesto di proposte per la condanna, la solidarietà e il rispetto interreligioso. Ha partecipato alla conferenza anche il segretario generale della Fnsi Franco Siddi, al quale è stato chiesto di presentare il manifesto al Consiglio dei ministri che si riunirà giovedì 22 per varare il decreto legge sulle misure antiterrorismo.
“Sì alla libertà religiosa, alla convivenza pacifica, alla conoscenza e al dialogo, sì a una legge italiana ed europea per il controllo dell’immigrazione, no all’abbinamento islam e terrorismo”, sono le principali proposte del documento.
“Io ci metto la faccia come cittadino arabo e italiano e dico che religione musulmana e democrazia sono compatibili”, spiega Aodi secondo cui il vero islam non è quello dei terroristi, ma esiste oggi una lotta interna tra estremisti e moderati. Il presidente riprende le parole di Papa Francescoche ha condannato da un lato la violenza, dall’altro gli insulti e le provocazioni. Libertà di espressione sì, ma nei limiti del rispetto delle religioni altrui.

Salvini è la persona più pericolosa di Italia perché aumenta le fobie nei confronti degli immigrati solo per guadagnare qualche voto”, continua lui, sottolineando l’aumento delle discriminazioni, delrazzismo e dell’islamofobia. E riallacciandosi ad uno dei temi cari al leader della Lega, è la Co-mai stessa a proporre una immigrazione programmata a livello europeo per combattere gli arrivi irregolari. E chiama in causa l’Onu, che secondo Aodi “non esiste più, è passiva e deve riprendere al più presto il suo ruolo a livello mondiale, soprattutto nei luoghi dove ci sono conflitti”.
Nel manifesto, anche la proposta di istituire un albo per gli imam italiani e di una maggiore collaborazione tra le moschee e le istituzioni. “No alle moschee fai da te che danneggiano i musulmani”, afferma il presidente. “Nessuno – conclude – può svegliarsi la mattina e metterne su una con regolamenti poco chiari”.
“La differenza culturale è una ricchezza. Auspichiamo una cooperazione tra i paesi del Mediterraneo per creare armonia tra le culture e le civiltà”.

Il manifesto:
1) No al terrorismo e alla violenza, con fermezza e senza ambiguità
2) Sì alla libertà religiosa, alla convivenza pacifica, alla conoscenza, al dialogo interreligioso e interculturale tra i popoli e alla libertà di espressione
3) No alla libertà di insultare e provocare, a qualsiasi strumentalizzazione dell’Islam, del terrorismo e dell’immigrazione per fini politici, elettorali o visibilità mediatica
4) Sì all’istituzione di un albo per gli imam italiani perchè la loro preghiera sia eseguita anche in lingua italiana e sì a una maggiore collaborazione fra le moschee e le istituzioni per il completo processo autorizzativo
5) Sì ad una legge italiana ed europea per il controllo dell’immigrazione basata sui principi “Diritti e Doveri” e sì all’immigrazione programmata, alle politiche di accoglienza e alla concessione della cittadinanza temperata
6) Favorire una maggiore e vera cooperazione con i nostri paesi di origine mediante gli accordi bilaterali per combattere l’immigrazione irregolare
7) Incrementare il coordinamento e la collaborazione fra Onu, paesi arabi ed euromediterranei in politica estera e nella cooperazione internazionale
8) Più cooperazione economica, più soluzioni per combattere la crisi economica e la disoccupazione in Europa e nei nostri paesi di origine
9) Riattivare le consulte regionali e nazionali per le comunità e le associazioni arabe, musulmane e di origine straniera per favorire la collaborazione fra le istituzioni. Lavorare perchè tali associazioni e comunità siano più coinvolte nella vita sociale italiana così da evitare territori di soli cittadini stranieri
10) No all’abbinamento “Islam e terrorismo”, “immigrazione e sicurezza”, senza mai abbassare la guardia continuando a combattere tutte le forme di propaganda del terrorismo

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