lastampa: Circoncisione in casa: muore bimbo di due anni, grave il fratello gemello. Arrestato l’autore

 

Tragedia a Monterotondo, vicino a Roma. Entrambi sono di origine nigeriana. L’Amsi: in Italia il 35 per cento degli interventi è illegale

 

 

Tragedia a Monterotondo, un bimbo di due anni è morto a seguito di un’intervento di circoncisione rituale. Il fratellino gemello, anch’esso sottoposto all’intervento, è grave ed è ricoverato al Sant’Andrea. Il dramma si è compiuto in una famiglia che ha eseguito la pratica sui suoi due figli.

La procura di Tivoli ha disposto l’arresto di un cittadino statunitense di origine libiche di 66 anni, ritenuto responsabile dell’intervento. Nei suoi confronti i pm contestano i reati di omicidio preterintenzionale, lesioni gravissime ed esercizio abusivo della professione medica.

Secondo una prima ricostruzione la pratica è stata eseguito prima su un bimbo e poi sull’altro. Quando le condizioni dei due sono apparse gravi è scattato l’allarme ed è stato allertato il 118. Per uno dei bimbi non c’è stato più niente da fare perché aveva già perso molto sangue. La polizia indaga sulla vicenda.

La madre dei due gemellini nigeriani di Monterotondo – nati a Latina nel gennaio 2017 – ha altri 5 figli in Nigeria, a quanto si apprende. La donna, titolare di protezione umanitaria, è giunta nella casa di Monterotondo a metà novembre. Gli operatori dello Sprar sostengono di non aver avuto alcun sospetto che la nigeriana volesse sottoporre i figli a circoncisione. La donna faceva scuola d’italiano a Roma. Era «tranquilla, sveglia ed educata», riferiscono gli operatori.

Il 35 per cento delle circoncisioni sono clandestine
Amsi, le Comunità del Mondo Arabo in Italia e la Confederazione Internazionale laica interreligiosa(Cili-italia) «condannano senza mezzi termini ed esprimono condoglianze e solidarietà ai genitori del bambino morto dopo una circoncisione a domicilio a Monterotondo». «Noi da anni siamo impegnati a favore della legalità e del diritto della salute e il rispetto religioso per tutti contro ogni forma di illegalità e cure «Fai da te» e le circoncisioni clandestine da personale e strutture non autorizzate e clandestine», spiega Foad Aodi.

«Ormai sono più del 35 per cento le circoncisioni che si effettuano in modo fai da te e clandestino per vari motivi economici e mancanza di strutture autorizzate dove si possono effettuare tali pratiche per i bambini musulmani in Italia», aggiunge Aodi che un appello al Ministero della Salute «per autorizzare la circoncisione presso le strutture sanitarie pubbliche e private a livello nazionale con prezzi accessibili a tutte le famiglie musulmane e ebree che tante volte sono costrette a tornare nei paesi di origine per fare la circoncisione». «Regione Lazio e lAsl Roma 4 che hanno accolto le nostre richieste concedendo l’autorizzazione ma rimangono i problemi dell’età e dell’anestesia da risolvere», conclude Aodi.

Morti per circoncisione, in Italia l’ultima vittima nel 2016
Due anni fa a Torino, prima a Bari e a Treviso. La circoncisione in casa, spiega Mustafa Qaddurah, pediatra e dirigente del Centro Islamico di Roma, è diffusa in tutta Italia e periodicamente uccide qualche bambino.

«Secondo le stime della Caritas in Italia ci sono 1,7 milioni di musulmani. Non tutti – osserva Qaddurah, – hanno bisogno della circoncisione, ma possiamo stimare che debba farla un 2%-3% del totale. Alcuni tornano nei Paesi d’origine per l’intervento, ma si parla comunque di decine di migliaia di potenziali vittime in Italia. Noi cerchiamo di sensibilizzare chi frequenta il Centro Islamico dicendo che l’intervento è complesso e va fatto solo in ambiente ospedaliero, ma come si vede dalle cronache il problema esiste».

Il medico rileva inoltre che «la circoncisione è un precetto della religione islamica così come di quella ebraica, con la sola differenza che per i musulmani non va fatta entro la prima settimana di vita. In Italia però può essere fatta solo privatamente, a costi spesso troppo alti, e quindi può capitare che le persone si rivolgano a questi sedicenti dottori presenti nelle comunità. Ai casi in cui il bambino muore, di cui si viene a sapere, si aggiungono disabilità permanenti o comunque ricoveri per setticemia».

Due anni fa è successo a Torino, osserva Qaddurah, «ma bimbi morti ci sono stati in seguito anche a Treviso e a Bari, segno che il problema è diffuso su tutto il territorio. Noi del Centro Islamico di Roma abbiamo fatto appelli a diversi ministri perché intervenissero, ma senza esito. Nel Lazio siamo riusciti a ottenere che il policlinico Umberto I di Roma potesse fare l’intervento, ma a un costo di 460 euro che può essere comunque proibitivo. Il Piemonte si sta interessando della questione ma, a parte questa eccezione, non ci sono iniziative delle istituzioni, che invece sarebbero necessarie».

 

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