Intervista lindro con il fondatore di uniti per unire

Il secondo convegno di ‘Uniti per unire’

Italia multiculturale, una priorità del governo

Immigrazione, etica e altri temi trascurati in campagna elettorale: un dibattito sui problemi di sanità e scuola nella società che cambia

L’Italia monoculturale sta diventando una foto ingiallita. Oggi nella Penisola vivono, studiano e lavorano (e pagano le imposte) persone provenienti da decine di Paesi. Nel 2011 gli immigrati regolarmente residenti erano poco più di cinque milioni, cioè l’8,2% della popolazione, secondo la stima più recente di Caritas e Fondazione Migrantes. Sempre quell’anno, ha rilevato l’Istat, l’istituto nazionale di statistica, un nuovo nato su cinque era straniero. E nella scuola dell’obbligo, ha riferito il ministero dell’Istruzione, nell’anno scolastico 2011/2012 gli alunni con cittadinanza non italiana erano il 9%, cioè 756mila, quasi la metà dei quali (44%) nata in Italia.

Il nostro Paese, quindi, ha un futuro multiculturale e multireligioso, e un presente nel quale ci sono problemi da risolvere per facilitare la transizione. La campagna elettorale in corso, però, è dominata dall’economia e non dà molto spazio alla questione. È servito anche a mettere il mondo politico di fronte ad essa il secondo convegno organizzato dal movimento ‘Uniti per Unire‘, intitolatoSanità e Scuola in una società multiculturale: criticità e proposte’, che si è tenuto il 9 febbraio a Roma con il patrocinio, fra gli altri, di Camera dei Deputati, Regione Lazio, Roma Capitale, Università ‘Sapienza’ di Roma e Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri).

Con oltre 250 delegati del movimento, da Roma e da altre città italiane, hanno partecipato all’evento anche più di 35 candidati alle elezioni di Senato, Camera e Regioni, di vari partiti. Un’adesione della quale il professor Foad Aodi, fondatore di ‘Uniti per unire’ e presidente di Amsi (Associazione dei medici di origine straniera in Italia) e Co-mai (Comunità del mondo arabo in Italia) è molto soddisfatto. Ora, annuncia il professore, il movimento sta pensando di organizzare per il 21 febbraio una tavola rotonda con tutti i candidati che vorranno intervenire e i presidenti delle Regioni, per discutere di sanità, scuola, immigrazione, diritti umani e mondo delle professioni.

“La partecipazione al convegno di molti candidati alle elezioni è già un miracolo di Uniti per Unire“, ci dice Aodi, secondo il qualescuola, sanità, etica, politica estera, immigrazione e diritti umani sono argomenti discussi troppo poco dalle forze politiche in questa campagna elettorale, “forse perché la maggior parte teme di trattare questioni come l’immigrazione per paura di conflitti interni e con altri partiti“. Formulare proposte adesso anziché rinviare la discussione, tuttavia, aiuterebbe i cittadini a farsi un’idea; ‘timide aperture’ o la promessa di trattare la questione della cittadinanza nel primo consiglio dei ministri non sono sufficienti.

Secondo Aodi la campagna elettorale in corso è dominata dall’economia e alcuni partiti hanno messo in agenda solo qualche argomento prioritario; il paradosso è che fra quelli esclusi ce ne sono alcuni fondamentali per l’economia stessa. La crescita economica si fonda anche su una buona scuola, una buona sanità e una buona immigrazione, il commercio con l’estero e la cooperazione internazionale“, dice il professore. In campo sanitario, ad esempio, tagliare gli sprechi e ridurre il rischio che i pazienti denuncino i medici (che induce questi a disporre esami diagnostici superflui) “permetterebbe di risparmiare miliardi di euro“.

Il convegno era diviso in due sezioni. Nella prima si è discusso dei problemi della sanità nella nuova società italiana multiculturale. Hanno preso la parola, fra gli altri, rappresentanti della già citata Amsi e di Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri), Finmg (Federazione italiana medici di famiglia), Inmp (Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e il contrasto delle malattie della povertà), Caritas Italiana e Lidu (Lega italiana dei diritti dell’uomo). Dagli interventi dei relatori, come ricorda Aodi, sono emersi quattro punti fondamentali.

Il primo è la difesa del diritto alla salute, che “in questi anni è stato messo in dubbio soprattutto in relazione agli immigrati senza permesso di soggiorno“. Il secondo è la necessità di promuovere per i migranti campagne d’informazione, ad esempio riguardo alla rete dei servizi e alle modalità di accesso ad essi, e di prevenzione. Sulla rete, un problema rilevato è il calo drastico di ambulatori per migranti senza permesso di soggiorno, tagliati dalle Regioni a causa della crisi economica. Il terzo punto è intensificare l’aggiornamento professionale di medici e operatori sanitari su questioni connesse ad altre culture (come la circoncisione). Il viceambasciatore della Lega araba, Zuheir Zuheiri, ha messo questa a disposizione dell’Italia per cooperare sia sulla sanità sia sull’istruzione. L’ultimo punto è l’attenzione alle fasce più deboli degli immigrati, cioè donne, bambini, persone in difficoltà dal punto di vista abitativo e lavoratori impegnati in attività pesanti. Alloggi precari e lavori gravosi, infatti, possono far ammalare persone arrivate sane in Italia.

Nella seconda parte del convegno si sono affrontati i problemi della nuova scuola italiana multietnica. Sono intervenuti rappresentanti di ‘Uniti per unire’ e Co-mai, insegnanti e relatori universitari. Un rischio da scongiurare è la ‘paura dello straniero’. “Per noi la presenza di bambini e ragazzi figli di immigrati con quelli di origine italiana è una ricchezza perché permette a tutti loro di conoscere culture, abitudini e religioni diverse dalle proprie – dice Aodi – evitiamo che si creino fobie, la vera integrazione parte da scuola e università“. Si è discusso anche dell’ora di religione; secondo tutti i relatori, ricorda il professore, sarebbe più utile usarla per insegnare la storia delle religioni: “Aumentare la conoscenza al riguardo ridurrebbe i pregiudizi“.

Secondo Aodi, l’integrazione sarebbe aiutata dalla riduzione del tempo di attesa per l’ottenimento della cittadinanza. Questo è un cambiamento sollecitato da più parti, in primis dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
‘Uniti per Unire’ propone di concedere il titolo prima della maggiore età a quanti sono nati in Italia da genitori di origine straniera (oggi la possono ottenere solo se risiedono nella penisola fino al compimento dei 18 anni e senza interruzione). Il movimento propone anche di tagliare da dieci a cinque gli anni di residenza legale necessari agli adulti per acquisire la cittadinanza, per non farli sentire cittadini ‘di serie b’ e per consentire ai professionisti (medici, giornalisti e così via) di partecipare ai concorsi nei propri settori. “Siamo fiduciosi che il prossimo governo affronterà la questione della cittadinanza“, conclude Aodi, con un augurio: “vedere cittadini di origine straniera premiati per la loro competenza con impegni nell’organico governativo, come già accaduto in Francia, anziché usati come simbolo nelle liste dei candidati in posizioni che rendono difficile essere eletti“.

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