Intervista al personaggio

Intervista al personaggio

«Ho da sempre amato il cinema, l’arte e la cultura perché affascinato dalla loro espressività e dalla

bellezza dello spettacolo». Così Stefano Delle Cave, autore del romanzo Intercity, racconta da

dove è nata l’idea di quest’opera e più in generale tutta la sua passione per questo mondo. Scrittore

esordiente, il suo primo timido tentativo lo fa già tra i banchi di scuola, con la stesura di un piccolo

spettacolo per la recita di Carnevale, “Pulcinella e l’antiraffreddore”, con tutti i personaggi della

commedia dell’arte. La formazione è molto importante e culmina con la laurea al Dams. La

coronazione del suo sogno però si chiama CNO-Webtv: «Ho creato questa webtv, intesa come

spazio creativo e dinamico, per poter mettere le mie competenze al servizio degli altri, cercando di

creare un punto riferimento culturale per tutti», commenta l’autore.

L’impegno giornalistico si alterna costantemente alla sua vera passione: il cinema. «Tutte le

sceneggiature dei cortometraggi sono scritte di mio pugno – racconta – così come alcuni racconti

ospitati all’interno della rubrica O’ cunto, su CNO-Webtv». La scrittura rimane infatti la sua cifra

distintiva: «Quando scrivo – continua – considero la penna e poi la macchina da presa come oggetti

viventi dotati di proprie emozioni e manifestate, all’interno delle mie opere, dalla ricerca della

metafora, dell’allusione o del movimento a mano, a seconda dei casi». Sia nella regia che nella

letteratura però, ciò che resta fondamentale è il ritmo, «che deve essere sinfonico. Così attraverso il

testo – spiega l’autore – si viene trasportati lentamente nel film della storia: prima si presentano i

personaggi (cavatine-prologo), poi si entra nella storia (lento andante), in un secondo tempo si

arriva all’apice della tensione (crescendo-aria), per uscire quindi fuori dal personaggio e dalla stessa

storia (epilogo)». Da ciò s’intuisce che nella parte centrale lo stile avrà sempre più pathos rispetto

ad un inizio e ad una fine più “fredde”. Proprio lo stesso stile impiegato in Intercity, sfruttando tutte

le potenzialità offerte dal montaggio alternato e adattato alla letteratura.

Un romanzo, Intercity, che mette al centro concetti come interculturalità ed intermedialità:

importante è qui l’interazione di termini e tematiche, necessarie anche alla realtà del nostro tempo,

in cui l’integrazione fra culture differenti viene molto spesso messo da parte a vantaggio delle

proprie paure e dei propri interessi. E tematiche come l’immigrazione e l’omofobia – ampiamente

tratteggiate attraverso i personaggi di queste belle storie – ne sono una prova evidente. «Per

superare questo, nella vita come nell’arte, occorre sacrificio e lavoro – ricorda Stefano Delle Cave –

Cosi come Karl Teige definiva il cinema già nel 1929 come prodotto scientifico, frutto di una

continua sperimentazione, così nella vita bisogna costantemente lavorare, interagire con l’altro,

affinché noi stessi possiamo evolvere, socialmente e umanamente».

bok

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