integrazionemigranti: “OLTRE 17.801 MEDICI DI ORIGINE STRANIERA IN ITALIA CONTRIBUISCONO ALLA CRESCITA DEL SSN E COSTRUISCONO PONTI CON I PAESI DI ORIGINE”

 

 

Foad Aodi, Presidente AMSI, presenta il Congresso del 3 dicembre a Roma

Sono oltre 17.801 i medici di origine straniera che lavorano in Italia nel 2016. Il loro numero è aumentato del 20,8% rispetto al 2011, quando erano 14.737, e del 63% rispetto al 2001, quando erano 10.900, come riportato dal portale della Federazione Nazionale dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO).

Questi numeri contribuiscono alla crescita dello scambio socio-sanitario tra i professionisti della salute italiani e di origine straniera: un impulso allo sviluppo del Sistema Sanitario Nazionale, un incentivo alla cooperazione e all’internazionalizzazione.

L’Associazione dei Medici di Origine Straniera in Italia (AMSI), pioniera dell’integrazione tra i professionisti della salute, in collaborazione con la FNOMCeO anticipa alcuni dati e riflessioni alla vigilia del  Convegno che si svolgerà
il 3 dicembre a Roma dalle ore 8.30 alle ore 15.30 alla Clinica Ars Medica(V. Cesare Ferrero di Cambiano 29).

Foad Aodi, Presidente di Amsi e Membro della Commissione Salute Globale della FNOMCeO, dichiara: “Siamo soddisfatti di portare avanti con successo il nostro lavoro. Oggi attraversiamo la terza fase dell’immigrazione dei medici e dei professionisti della Salute. Negli anni ’60 venivano studenti di origine straniera a studiare in Italia; il 40% dei laureati rimaneva a lavorare nel nostro Paese. La seconda fase dell’immigrazione è quella che abbiamo conosciuto dopo la caduta del muro di Berlino, con un’affluenza di medici e professionisti della Sanità già laureati, in particolare provenienti dai Paesi dell’Est (Russia, Romania, Moldavia, Albania e Polonia). Nella terza fase, che viviamo da 4 anni, arrivano meno studenti a causa del numero chiuso per l’immatricolazione ai corsi di laurea, ma il numero dei medici che lavorano in Italia è in continua crescita con due cambiamenti importanti: è diminuita considerevolmente l’affluenza dai Paesi dell’Est ed è cresciuto il numero dei medici e professionisti della Salute che provengono dai Paesi arabi e sudamericani.

Se Amsi ha sostenuto e vinto numerose battaglie in oltre 16 anni di attività, ci sono ancora una serie di problematiche da risolvere per ottimizzare il lavoro degli stranieri in Italia: “La maggior parte dei medici di origine straniera lavora nel privato – continua Aodi – I medici di origine straniera che lavorano nel pubblico sono pochi e operano prevalentemente nella medicina di emergenza. Le altre branche più coperte dai medici di origine straniera sono: ginecologia; pediatria; ortopedia; fisiatria; cardiologia e chirurgia generale. La maggioranza svolge la professione come medici di famiglia; pediatri convenzionati; medici generici o specialisti che lavorano presso case di cura, cliniche, centri di fisioterapia, centri di analisi e laboratorio convenzionati e privati. Oltre a questi ci sono numerosi liberi professionisti, dentisti e odontoiatri. Risulta crescente anche il numero delle ginecologhe che provengono dal Libano, dall’Iran, dalla Somalia e dai Paesi africani per la missione di aiutare altre donne. Nella sua storia e attività, Amsi ha favorito l’integrazione non solo dei medici ma anche dei professionisti della Salute che lavorano in Italia, come gli infermieri, i fisioterapisti, gli odontoiatri e i farmacisti. Secondo le ultime statistiche gli infermieri di origine straniera sono più di 37.000 (nella maggioranza dei casi provenienti dai Paesi dell’Est); i fisioterapisti più di 3.500 (provenienti dai Paesi arabi, africani e sudamericani); i farmacisti oltre 2.000. Anche loro, come i medici, lavorano soprattutto nel privato. Il nostro impegno continua a favore di tutti, dei professionisti della Sanità che esercitano in Italia e dei loro colleghi di origine straniera”.

Michele Baleanu, Portavoce di Amsi, di origine rumena, aggiunge: “Siamo orgogliosi di aver realizzato più di 500 Convegni di aggiornamento professionale volti alla cooperazione internazionale e alla conoscenza in 16 anni di attività. Continuiamo a fornire consulenze a tutti i professionisti italiani e di origine straniera attraverso i nostri sportelli Amsi, per il loro l’inserimento nel mercato del lavoro sia in Italia che all’estero, come hanno dimostrato le recenti richieste di lavoro in Arabia Saudita, in Ecuador, in Qatar, nei Paesi arabi e africani che abbiamo divulgato”.

Durante il Congresso del 3 dicembre, prima dello sviluppo del programma scientifico con l’erogazione  di crediti ECM ai professionisti della Sanità, saranno illustrate le nuove proposte e collaborazioni di Amsi. Nell’occasione sarà annunciata l’istituzione dell’ Unione Medica Euromediterranea (UMEM) che conta già 35 membri tra Federazioni, Istituti, Associazioni e diverse realtà sanitarie dei Paesi Euromediterranei, tra i quali Amsi e il movimento Uniti per Unire sono soci fondatori.

 

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