immezcla: STRAGE NEL CANALE DI SICILIA, 700 IMMIGRATI MORTI

La motonave King Jacob battente bandiera portoghese, inviata in soccorso dal centro nazionale di coordinamento della Guardia costiera, era arrivata vicina al barcone sovraccarico di migranti a settanta miglia dalle coste libiche.

L’Sos lanciato da qualcuno a bordo del barcone era arrivato. Ma l’agitazione, la paura, la gioia di vedere la motonave, probabilmente, ha fatto sì che il carico di uomini si sbilanciasse e il barcone, lungo venti metri, si rovesciasse.

Settecento, ancora il numero non è preciso, sono i dispersi.  Continuano senza sosta le operazioni di ricerca con il dispositivo aeronavale attivato e presente in zona.17 mezzi navali stanno cercando di recuperare i superstiti, si spera vivi: della Guardia costiera; di Tryton; della Marina militare; della Guardia di finanza; della Marina militare maltese; pescherecci italiani dirottati; mercantili dirottati; mezzi aerei della Guardia costiera della Marina e della Guardia di finanza.

Al momento tali operazioni hanno permesso di recuperare 28 superstiti e 24 cadaveri.
Sulla dinamica del ribaltamento e sui numeri degli occupanti il barcone verranno sentiti i superstiti una volta sbarcati, secondo le procedure previste. Il naufragio di oggi a settanta miglia a nord della Libia sarebbe la strage più grave dal dopoguerra che si e’ verificata nel canale di Sicilia, peggiore anche della strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013, che fece 366 morti e 20 dispersi.

Prima di queste ultime, la tragedia più nefasta tra quelle accertate – perché molte nel Canale di Sicilia hanno avuto un bilancio di vittime rimasto imprecisato – era la cosiddetta strage della notte di Natale del 1996: in un tragico tentativo di sbarco al largo di Capo Passero, persero la vita 283 clandestini tra pakistani indiani e cingalesi Tamil. Erano stipati su un mercantile che trasportava circa 450 immigrati. Bilancio pesantissimo anche per un altro naufragio avvenuto il 6 aprile di 2011: nella notte un barcone con 300 profughi a bordo provenienti dall’Africa sub-sahariana e partiti dalle coste libiche, si ribalto’ nelle acque maltesi, a 39 miglia dalla costa di Lampedusa: se ne salvarono solo 51.

Ma il Mediterraneo è diventato, ormai, un mare di morte e i numeri non si contano più. Occorre fermare, dunque, questa strage. Occorre che l’Ue intervenga, in maniera decisiva, per far fronte alla tragedia che si sta vivendo lungo le sponde del Mediterraneo da troppo tempo, ormai. Aprire canali umanitari, intervenire in Africa là dove le persone aspettano di partire è prioritario. Non si può più perdere tempo, non possiamo ancora piangere morti e continuare a vivere facendo finta di non vedere.

Basta! La società civile italiana può sollevare la voce, può e deve fare sentire ai governi europei che non si può ancora tollerare la mattanza. La politica intervenga, senza divisioni e facili strumentalizazzioni. Niente ipocrisie e niente guerre da combattere in Africa. Abbiamo già depredato quei territori. Ora occorre solo ridare libertà a questi genti che chiedono, giustamente, di vivere una vita lontano dalle guerre e dalla miseria. Non possono esserci confini, fili spinati e barriere!

Anche Papa Francesco chiede un intervento e durante la preghiera del Regina Coeli ha detto: “Rivolgo un accorato appello – ha detto Bergoglio – affinché la comunità internazionale agisca con decisione e prontezza, onde evitare che simili tragedie abbiano a ripetersi”.

Dunque, in queste ore arrivano i commenti e lo sdegno. Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia: “Se l’Unione europea non attivera’ immediatamente un’operazione di ricerca e soccorso in mare almeno pari all’italiana Mare nostrum la credibilita’ delle istituzioni europee gia’ compromessa ne uscira’ definitivamente sconfitta.  

” Le parole e la costernazione non bastano piu’. Occorre prendere atto che Triton e’ un’operazione che non serve ad affrontare l’enorme flusso migratorio che sta attraversando il Mediterraneo”. E’ il commento di Alessandro Bechini, responsabile Programmi in Italia di Oxfam.

“Il più grande naufragio nella storia delle migrazioni: così rischia di essere ricordata l’ennesima tragedia avvenuta stanotte nel Canale di Sicilia”, afferma Amref Health Africa che ribadisce che è un dovere di tutti, ma innanzitutto della politica, ricordare che la sofferenza di una parte del mondo è affare di tutti, non solo di chi lo vive in prima persona”. Per il  direttore della sezione italiana, Guglielmo Micucci “l’Europa, inerme, non riesce a dare una risposta adeguata”.

“E’ una ecatombe che pesa e pesera’ sulla coscienza di chi non ha cuore, la sensibilita’ e la competenza di trovare soluzioni urgenti”. Cosi Amsi (Associazione medici di origine straniera in Italia) e Co-mai (Comunita’ del mondo arabo in Italia) commentano tramite il presidente Foad Aodi la tragedia a largo della Libia. Le organizzazioni sono unite per chiedere  urgentemente la “convocazione di un vertice europeo con l’Onu per trovare soluzioni immediate per fermare le continue morti che hanno trasformato in un cimitero il mare.

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