ilsismografo: Italia Il dialogo e la collaborazione tra cristiani e musulmani passa attraverso la “reciprocità”

 

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(Luis Badilla – ©copyright) Riteniamo molto importante, promettente e significativa l’iniziativa dei musulmani, in particolare arabi, che in Italia hanno lanciato e proposto un gesto che va accolto e sostenuto con speranza ed entusiasmo. Secondo quanto riferiscono le agenzie, le Comunità del mondo arabo in Italia e il movimento internazionale «Uniti per unire» chiedono  alle “moschee d’Italia di aprire le porte ai visitatori cristiani, dalle 17 alle 20, l’11 settembre, anniversario dell’attentato alle Torri gemelle di New York, giorno precedente alla festività islamica dell’Eid.
La proposta, com’è ben noto, arriva dopo quella dei giorni scorsi che ha visto in diversi Paesi dell’Europa la presenza di fedeli musulmani nell’Eucaristia della domenica per ricordare e rendere omaggio a padre Jacques Hamel. Al gesto dei “Musulmani in Chiesa” del 31 luglio scorso, ora si propone un seguito di reciprocità di grande rilevanza: “Cristiani in Moschea”. “Vogliamo abbattere il muro della paura con la forza del dialogo”, ha sottolineato Foad Aodi, focal point per l’integrazione in Italia per l’Alleanza delle Civiltà (Unaoc) e Presidente delle Comunità arabe in Italia e di «Uniti per unire».
Sono piccoli passi che racchiudono però prospettive di grande portata storica, religiosa e culturale per l’Europa in generale nonché per il necessario e urgente dialogo interreligioso, proprio nei giorni in cui si prepara la commemorazione del trentennale dello “Spirito d’Assisi”, il primo Incontro delle chiese e comunità ecclesiali cristiane e esponenti delle grandi religioni per pregare, ciascuno a suo modo, per la pace nel mondo. Musulmani in chiesa e Cristiani in moschea, diversi, ognuno con la sua identità, nei loro luoghi sacri rivolgono le loro preghiere al Dio di Abramo, preghiere che si possono riassumere nelle accorate e lucide parole di Papa Francesco, il 24 maggio 2014, nello Yad Vashem:
A te, Signore nostro Dio, la giustizia, a noi il disonore sul volto, la vergogna (cfr Bar 1,15).
Ci è venuto addosso un male quale mai era avvenuto sotto la volta del cielo (cfrBar 2,2). Ora, Signore, ascolta la nostra preghiera, ascolta la nostra supplica, salvaci per la tua misericordia. Salvaci da questa mostruosità.
Signore onnipotente, un’anima nell’angoscia grida verso di te. Ascolta, Signore, abbi pietà!

In passato, nel mondo musulmano e soprattutto in quello cristiano, si è parlato di “reciprocità”. Tra i primi a parlare di necessaria reciprocità tra cristiani e musulmani vanno ricordati il cardinale Angelo Sodano, oggi Decano del Collegio cardinalizio, e il cardinale Jean-Louis Tauran, attuale Presidente del  Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso.
Loro, sicuramente, avevano presenti alcune piccole verità che un certo clima culturale caliginoso ha sempre offuscato. La reciprocità (recus, indietro e procus, avanti) seppure fragile all’inizio può diventare forte e solida, come lo è sempre un tessuto rispetto ad un singolo filo. La reciprocità rompe l’autoreferenzialità e apre sentieri di condivisione e comunione. Non è banale che in alcune etnie aborigeni si dica: “La reciprocità è la madre della pace”.
Papa Francesco, il 25 settembre 2015, ai Senatori e Rappresentati del Congresso degli Stati Uniti d’America rivolse queste parole che oggi possiamo rammentare per tutti noi: “«Fai agli altri ciò che vorresti che gli altri facessero a te» (Mt 7,12). Questa norma ci indica una chiara direzione. Trattiamo gli altri con la medesima passione e compassione con cui vorremmo essere trattati. Cerchiamo per gli altri le stesse possibilità che cerchiamo per noi stessi. Aiutiamo gli altri a crescere, come vorremmo essere aiutati noi stessi. In una parola, se vogliamo sicurezza, diamo sicurezza; se vogliamo vita, diamo vita; se vogliamo opportunità, provvediamo opportunità. La misura che usiamo per gli altri sarà la misura che il tempo userà per noi.”

 

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