ilmessaggero: Islam, via libera al registro degli imam: c’è l’obbligo di parlare italiano

 

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Un albo in cui siano regolarmente iscritti tutti gli imam che predicano in Italia, come mezzo per garantire legalità e sicurezza. Anche ai musulmani. E soprattutto, un modello italiano ed europeo di imam, nel rispetto di comuni e condivisi standard di formazione.

LA PREVENZIONE
È nel riconoscimento dei ministri di culto islamico in un registro ufficiale lo strumento rilanciato, dal ministro dell’Interno Angelino Alfano, nelle ultime ore, come arma contro il terrorismo, in una sorta di percorso di prevenzione alla radicalizzazione. Nessuna provocazione – è la posizione del ministro, che esclude il divieto del burkini sul modello francese – ma linee chiare e condivise, pure nella denuncia di moschee occulte, in dialogo con le comunità musulmane sul territorio.

La proposta dell’albo, tristemente rianimata dall’aumento di attentati in Europa in questi mesi, non è una novità assoluta. Di un registro di imam, nel nostro Paese, si parlava già dieci anni fa. Ora, però, a rinnovare e rafforzare il progetto – e la sua fattibilità – accendendo il dibattito, è il consenso delle comunità musulmane e arabe in Italia. L’Ucoii-Unione delle Comunità Islamiche si dice pronta da anni a fare corsi di aggiornamento perché gli imam apprendano lingua, cultura e leggi italiane. In questa visione, i ministri di culto saranno nominati dalla comunità islamica e, poi, approvati dal ministero. Per l’Unione, la mancata partecipazione ai corsi di aggiornamento non potrà essere «discriminante». A sostenere fortemente l’idea della formazione italiana ed europea degli imam è la Comunità del Mondo Arabo in Italia. «Gli imam fai-da-te non sono accettabili – afferma Foad Aodi, presidente Co-mai e movimento Uniti per Unire – Non ci si deve poter autoproclamare imam. Nelle altre religioni non sarebbe ammissibile. Chiediamo un albo con requisiti certi: buona conoscenza della lingua italiana, residenza in Italia da almeno tre anni e laurea o un certificato che possa attestare l’esperienza da imam. I ministri di culto devono calarsi nella cultura del Paese che li ospita. La formazione europea degli imam può essere un muro contro il terrorismo».

 

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