No, non è andato bene neppure Jean-Luc Mélenchon, come pensa Stefano Fassina, che suggerisce l’astensione al ballottaggio come se fra Le Pen e Macron la (sua) sinistra potesse/dovesse dichiararsi equidistante. Adesso i sovranisti potrebbero partire, nei secondi turni, da livelli medi superiori al 25%: scatterà sempre la cosiddetta fedeltà o lealtà repubblicana, che in tutti i collegi in cui sia in corsa un candidato di estrema destra porta gli elettori avversari a sostenere l’altro rimasto in lizza? “A Tolone, per esempio, due anni fa: sono entrato nella sala del comizio ed ero circondato da persone anziane…” Da tempo, infatti, Marine Le Pen ha dato un taglio netto con quel passato, rompendo in modo traumatico anche con il padre Jean-Marie. Rappresenta una tradizione nazionalista, identitaria e fortemente anti europea. Il dato conclusivo è stato ufficializzato dal Ministero dell’Interno: il 7 maggio, ad affrontarsi al ballottaggio saranno l’ex ministro, Emmanuel Macron, e la battagliera leader di estrema destra, Marine Le Pen. Che fine ha fatto la destra post-gollista di Fillon? Avrete sentito ripetere milioni di volte che l’elezione a cui state assistendo è più importante della precedente, cruciale per le sorti del pianeta, fondamentale per il futuro dell’Europa (un po’ come quando la vostra maestra delle elementari diceva a ogni classe che aveva che era la peggior classe che avesse mai tenuto). “Adesso questo dibattito finalmente si farà”. Ci si può stupire ancora per la difficoltà storica della Francia a essere governata dal centro. Se non fosse che la trasformazione della Lega di Salvini, proprio sul modello del radicalismo lepenista, si è spinta ad un punto tale che riesce difficile immagine un suo repentino ritorno a posizioni più morbide e concilianti, che possano dunque permettere la creazione di un’alleanza minimamente coesa e magari anche capace di governare insieme. In Europa la democrazia invoca un rinnovamento delle élite politiche e annuncia il rifiuto delle abituali divergenze. In agguato ci sono i pesci di profondità, quel 20 per cento di astensionisti che potrebbero fare la differenza. La classe politica, riducendo il mandato presidenziale a cinque anni, ha voluto darsi i mezzi per una politica di parte coerente dentro un progetto liberale o social-democratico, opponendosi, le due parti, almeno in termini di discorsi elettorali. Proseguendo l’ “Offensiva del dialogo” avviata nell’ estate 2016, dinanzi all’incredibile sequenza d’attentati ad opera dell’integralismo islamico, la C.I.L.I- Italia, Confederazione Internazionale Laica Interreligiosa, nata appunto dallo sviluppo di #Cristianinmoschea e presieduta da Foad Aodi, medico fisiatra, ha inviato a Papa Francesco una “lettera aperta” nella quale si riafferma la volontà di C.I.L.I- Italia, Co-mai (Comunità del Mondo Arabo in Italia ) e Movimento internazionale “Uniti per Unire” di proseguire non solo quest’ impegno per il dialogo interreligioso e interculturale, ma di farlo in stretta sintonia con la politica di pace di questo Pontefice. Non è più la presidente del Fronte Nazionale, è la candidata alla presidenza della Francia.











