ilcentro: Terrorismo a Parigi, il presidente delle comunità arabe in Italia, Foad Aodi: “Atti ostili contro i bimbi islamici”

 

Medico palestinese, presidente nazionale dell’associazione Co-mai, che riunisce tutte le comunità arabe presenti in Italia lancia l’allarme discriminazione: +36% di segnalazioni per discriminazione nei confronti di cittadini arabidi Fiammetta Cupellaro

 

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ROMA. Si è sempre rifiutato di parlare di “scontro di civiltà”. Da anni, il professor Foad Aodi, medico palestinese presidente nazionale dell’associazione Co-mai, che riunisce tutte le comunità arabe presenti in Italia, si dedica al dialogo tra le varie anime del mondo islamico e all’integrazione. Ma dopo gli attacchi di Parigi ha una nuova preoccupazione: la sua associazione ha ricevuto il 36% in più di segnalazioni per atti di discriminazione nei confronti di cittadini arabi. Anche di bambini.

Nel mondo occidentale crescono rabbia e paura. Come rapportarci con i nostri concittadini musulmani?
«Io la penso come papa Francesco: uccidere nel nome di dio è una bestemmia. Siamo anche noi vittime degli attacchi di Parigi, non solo perché ci sono stati morti musulmani; dal 13 novembre registriamo un picco preoccupante della discriminazione nella scuole, nei posti di lavoro e nelle università, nei confronti degli alunni e dei lavoratori di origine araba. In Italia, la crescita di questa intolleranza è preoccupante».

Come è potuto crescere un odio così profondo nelle giovani generazioni arabe?
«Non avrei mai immaginato di dover commentare atti di terrorismo così spaventoso, feroce. I musulmani, ma anche gli europei, quando è iniziata la primavera araba hanno sperato molto in quei giovani che protestavano per la libertà e la democrazia, Abbattuti i dittatori, li abbiamo lasciati soli. Chi ha riempito quel vuoto è sotto gli occhi di tutti».

Terrorismo a Parigi, rischio Giubileo:”Il pericolo per il papa non viene dal mondo islamico”Dopo gli attentati terroristici di Parigi, parla il professor Foad Aodi, medico di origine palestinese, presidente nazionale dell’associazione Comai che riunisce tutte le comunità arabe presenti in Italia. (di Fiammetta Cupellaro – Montaggio Silvio Falciatori)

Hollande chiuderà le moschee radicali. Come possiamo difenderci dall’integralismo?
«Il pericolo non sono le moschee. Già dopo gli attacchi a Charlie Ebdo, l’associazione Co-mai aveva presentato una serie di proposte: il rifiuto alle moschee fai-da-te; la richiesta di indire un censimento delle moschee regolari e anche di quelle non autorizzate che servono solo come coperture per raccogliere soldi. Abbiamo proposto che la preghiera del venerdì venga recitata in italiano oltre che in arabo. Nella grande moschea di Roma, ad esempio, il venerdì si prega anche in italiano».

Resta il fatto che in Italia cresce la paura verso l’Islam. La maggioranza moderata degli arabi cosa può fare?
«In Italia c’è una situazione diversa da Francia, Belgio e Inghilterra. Il rischio qui è più basso. Non c’è un’emigrazione radicata da anni, è più recente e la percentuale di laureati è più alta. Il nostro impegno è di continuare a mantenere vivo il ruolo delle comunità e la collaborazione con le istituzioni. Ma anche le istituzioni devono tenere il dialogo con le associazioni che possono rivelarsi uno strumento importante di prevenzione. Negli ultimi anni questa collaborazione è stata rara nonostante ci fossero i segnali che qualcosa stava cambiando. Soprattutto tra i giovani».

Siamo alla vigilia del Giubileo, il livello di allarme è alto. Che clima c’è tra le comunità arabe a Roma?
«Il momento per l’Italia è delicato, ma voglio dire che papa Francesco per le comunità arabe moderate è un idolo. Piuttosto ci siamo chiesti il motivo di questa accelerazione nell’organizzare il Giubileo nonostante la situazione internazionale sia preoccupante. Penso però che il pericolo per il Papa non venga dal mondo islamico e che Francesco abbia molto nemici nella Chiesa».

 

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