geniv.forumfree: Cos’è il Patto con l’Islam voluto da Minniti

 

 

Il Patto con l’Islam “è un messaggio nella bottiglia”, lanciato anche ad altri Paesi, considerato con crescente attenzione anche fuori dai nostri confini. Anche perché “non è una legge”, ma “presuppone un reciproco riconoscimento delle parti: la sua stessa realizzazione deriva da un incontro di libere volontà. Chi lo ha firmato, si è dichiarato contemporaneamente musulmano e italiano, dimostrando che è possibile un percorso di libera e convinta adesione ai valori della Costituzione in un incontro tra culture, abitudini, comportamenti e modelli di vita”.

Da questo Patto derivano anche aspetti concreti: il riconoscimento delle moschee come luoghi di culto pubblici e aperti, il no agli imam fai-da-te, i sermoni da tenere in italiano, la trasparenza dei fondi per la costruzione di nuove moschee. “Siamo davanti a una grande sfida culturale – ha concluso il ministro – la conoscenza è l’unico modo per superare la diffidenza. Compito delle istituzioni democratiche è stare vicino a chi nutre diffidenze e paure e aiutarlo a liberarsene: dobbiamo costruire una santa alleanza per liberare il mondo dalle proprie ossessioni”.
“Vogliamo interloquire di più con il governo e la società”

“Siamo orgogliosi del patrimonio importante di dialogo e di integrazione raggiunti, ma non basta – ha ricordato Khalid Chaouki, presidente del Centro islamico culturale italiano – vogliamo interloquire e collaborare sempre di più con il governo e la società, perchè i valori fondanti della Repubblica sono del tutto conciliabili con la nostra cultura. Il mio appello a tutto l’Islam italiano – ha aggiunto – è a fare un passo indietro e a ripartire da qui, da un luogo che non è dei soli musulmani ma appartiene alla storia e alla cultura di questo Paese”.

L’obiettivo è quello di costruire insieme “un modello di convivenza che riconosca che siamo tutti cittadini uguali, e che più di un milione e 600.000 persone che professano un’altra religione sono parte integrante del tessuto sociale, culturale ed economico”. Di “storica visita” ha parlato Foad Aodi, fondatore delle Comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) e della Confederazione internazionale laica interreligiosa (Cili-Italia), che con Chauoki ha fatto parte della delegazione che ha ricevuto Minniti alla Grande Moschea. “Più i posti di culto sono riconosciuti e aperti più si garantisce l’integrazione”, ha notato Aodi, chiedendo a tutti “più rispetto per tutte le culture, le civiltà e le religioni senza distinzioni” e ribadendo che l’Islam non è incompatibile con la Costituzione italiana: “Noi siamo in Italia e prima di tutto vengono le leggi dello Stato italiano”.

 

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