dire: Aodi (Amsi): “Piu’ prevenzione, ricerca, informazione e aggiornamento interprofessionale per la sterilita’ e la natalita’”

 

Uno dei temi piu’ discussi, negli ultimi anni, legato al fenomeno dell’immigrazione, riguarda il tasso di natalita’ che secondo alcuni sarebbe piu’ alto nelle coppie di origine straniera che in quelle italiane. Una ricerca, curata dall’Amsi-Associazione Medici di origine straniera in Italia, dal Movimento internazionale Uniti per Unire in collaborazione con il prof. Claudio Manna, fornisce altre interpretazioni grazie anche ai dati ISTAT piu’ recenti sull’argomento. Infatti, secondo il Prof. Claudio Manna ginecologo ed esperto di infertilita’ nonche’ docente a Tor Vergata delle tecniche di Fecondazione assistita, bisogna valutare il quoziente di natalita’ (QN), ossia il numero dei nuovi nati, per anno, ogni mille residenti. Infatti dal 2011 al 2016, il QN in Italia e’ sceso da 9 a 7,8. In particolare nel Lazio e’ stato di 8,1 mentre 7,7 nel centro e nel nord Italia 7, 8 al sud. In Trentino Alto Adige, invece, e’ di 9,5 mentre a Bolzano e’ addirittura di 10,4.

Il prof. Manna snocciola anche con precisione i numeri del tasso di fecondita’, ossia il numero medio dei figli per le donne residenti in Italia in un anno. Dal 2011 al 2015 e’ sceso costantemente da 1,44 a 1,35. In particolare nel Lazio il tasso di fecondita’ totale nel 2015 e’ risultato pari a 1,32, cioe’ meno di quello nazionale. Nelle italiane, pero’, il numero di figli/donna e’ calato da 1,32 a 1,27 (-0,05) mentre nelle straniere e’ sceso da 2,36 a 1,94 (-0,42 ossia 10 volte di piu’). Quindi l’opinione secondo la quale al tasso di natalita’ italiano contribuisca maggiormente la quota dei nati da coppie straniere non corrisponde a verita’. Sarebbe interessante chiedersi il perche’ di questi decrementi specie nelle straniere. Manna pone l’accento anche sull’ annoso problema dell’infertilita’ che puo’ contribuire alla denatalita’ nonostante le terapie piu’ avanzate, in quanto “la necessita’ a volte di ripetere cicli di trattamento per la fecondazione assistita puo’ comportare sentimenti di frustrazione, impotenza, sfiducia fino anche ad una vera e propria depressione”.

Sempre secondo Manna “fondamentale e’ l’ascolto attento del medico specialista nell’infertilita’ per affrontare al meglio queste problematiche che possono danneggiare anche il rapporto di coppia. La statistica dell’infertilita’ a livello internazionale e’ compresa tra il 15 e il 20%, ma in Italia potrebbe essere maggiore, in quanto l’eta’ della donna al primo figlio e’ di 31 anni, la piu’ elevata in Europa. Infatti l’eta’ della donna incide moltissimo sulla fertilita’ naturale e artificiale.

L’inquinamento ambientale e lo stress sono altri fattori che possono abbassare molto la fertilita’ femminile e maschile.

La proposta di Amsi ed Uniti per unire riguarda la prevenzione, da realizzarsi con una corretta informazione e ricerca sui fattori piu’ rilevanti che influiscono sufertilita’ e sterilita’ compreso l’aggiornamento e la collaborazione interprofessionale e interdisciplinare che deve indirizzare verso cure sempre piu’ personalizzate e centri di sicura qualita’. Il prof. Foad Aodi, Medico Fisiatra, esprime “prima di tutto la nostra solidarieta’ agli immigrati e immigrate che soffrono o muoiono durante il tragitto della speranza nel mare, e annuncia la ricerca condotta dalle nostre associazioni e comunita’ di origine straniera aderenti al Movimento Uniti per Unire che conferma il fatto che anche le donne immigrate negli ultimi 10 anni fanno meno figli (meno di 2 per coppia) a causa delle crescenti difficolta’ economiche ,della disoccupazione e dell’aumento dei divorzi specie tra le coppie sposate tra connazionali del mondo arabo e Aud America. Anche la differente struttura sociale dell’Italia potrebbe influire su questo andamento dando piu’ autorita’, autonomia e coraggio alle donne di decidere il loro futuro sia nel matrimonio che sotto l’aspetto lavorativo. Le residenti in Italia, infatti, fanno figli in eta’ piu’ tardiva rispetto alle loro amiche e cugine dei loro Paesi di origine che si sposano all’eta’ di 19-24 anni e fanno 4 figli per coppia dimostrando minori problemi di fertilita’”.

 

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