dire: Amsi: “Richiesta medici neurochirurgia e cardiochirurgia in Arabia Saudita”

 

(DIRE) Roma, 21 nov. – L’Associazione dei medici di origine straniera in Italia (Amsi), il movimento internazionale Uniti per unire e l’Umem-Unione medica euromediterranea, avanzano attraverso la voce del presidente, Foad Aodi, la richiesta di personale medico giunta ad Amsi dall’Arabia Saudita: “Divulghiamo la proposta avanzata dal delegato Amsi in Arabia Saudita, in collaborazione con il ministero della Salute saudita: servono medici specialisti in cardiochirurgia e neurochirurgia con cittadinanza italiana, di origine italiana o straniera in Arabia Saudita. Ci rivolgiamo dunque a questi specialisti, italiani o di origine straniera, provvisti di passaporto italiano, che parlino arabo o inglese, disposti a trasferirsi nella regione dell’Arabia Saudita che si trova ai confini con la Giordania, con un compenso pari circa a 12.000 Euro mensili, spese escluse”.

Secondo le indicazioni di Aodi, tutti gli interessati potranno inviare il loro curriculum vitae alla e-mail di riferimento del movimento Uniti per unire: unitiperunire@hotmail.com. Una commissione congiunta Amsi-Uniti per unire coordinata da Aodi, in collaborazione con i rappresentanti del ministero della Salute saudita, analizzerà le domande pervenute e svolgerà dei colloqui personali ai medici candidati.

Quanto alle proteste dei medici italiani del 17 novembre, Amsi e Uniti per unire si dimostrano solidali, auspicando, come dichiara Aodi, “una tempestiva soluzione ai problemi legati anzitutto alla precarietà del lavoro dei medici e operatori sanitari in Italia, al loro aggiornamento professionale con Ecm e alla questione spinosa della medicina difensiva”. A tale proposito, l’Amsi lancia l’appello #Uniticontroilprecariato e #Unitiperildirittoallasalute, rivolto a tutti i professionisti della Salute, perché “il Ssn- dichiara Aodi- deve essere migliorato per il bene di tutti i cittadini del mondo, intensificando la collaborazione e lo scambio dei medici e degli operatori sanitari che sono chiave della cooperazione internazionale tra l’Italia, i Paesi euromediterranei ed africani. Il grande numero dei professionisti della sanità di origine straniera che erano arrivati in Italia gli scorsi anni è in diminuzione negli ultimi 3 anni; ad essere cambiata è anche la tipologia dei professionisti della sanità immigrati: si tratta, infatti, nella maggioranza dei casi, dei figli delle rivoluzioni post primavere arabe che sostituiscono i professionisti provenienti dai Paesi dell’Europa dell’est della generazione prima, quella che era arrivata in Italia a seguito della caduta del muro di Berlino. I medici di origine straniera in Italia sono molto integrati e trovano occupazione soprattutto nella Sanità privata, senza per questo togliere niente ai colleghi italiani. La Sanità non ha frontiere e siamo tutti uniti nella cura, nella ricerca, nello scambio socio-sanitario e nell’istruzione senza confini”, conclude Aodi in qualità di membro del Comitato scientifico del dipartimento della Sanità della Lega araba in Egitto.

 

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