bussolasanita: La “buona sanità” come strumento per il dialogo tra i popoli

Lo scambio di informazioni socio-culturali può funzionare da volano per una collaborazione virtuosa tra le due sponde del mediterraneo in tutti gli ambiti

Migliorare il rapporto tra i popoli attraverso lo scambio culturale tra le due sponde del mediterraneo. Questo lo scopo del confronto che in queste settimane si sta svolgendo tra le istituzioni che stanno promuovendo la diffusione di idee ed esperienze dalla quale possono nascere programmi di intervento condivisi. Sui temi dalla sanità e non solo.

Coinvolto anche il ministero degli Esteri. La riunioni si stanno svolgendo ai massimi vertici istituzionali. Ultimo solo in ordine di tempo è l’incontro che si è svolto lo scorso 25 marzo presso il ministero degli Affari Esteri. A questo era presente, tra gli altri anche Hatem Atallah, direttore della Anna Lindh Foundation ed ex ambasciatore tunisino in Inghilterra. Questa istituzione ha, tra i propri scopi, quella di rendere disponibili opere scientifiche, letterarie e giornalistiche di origine araba traducendole nelle varie lingue europee. Un mezzo, questo, che può essere utilizzato per veicolo di superamento delle barriere e dei pregiudizi, anche in campo medico, per promuovere “buona immigrazione”.

Buona sanità e buona immigrazione. L’incontro al ministero degli Esteri è stato fortemente voluto da Foad Aodi, presidente dell’Amsi (Associazione medici stranieri in Italia), di Co-mai (Comunità del mondo arabo in Italia) e fondatore di Uniti per unire. “Accanto al progetto della buona immigrazione – ha spiegato Aodi a Bussola Sanità – stiamo promuovendo il concetto della ‘buona sanità’. Una definizione che comprende le buone pratiche in questo campo che devono portare al miglioramento dei servizi, che devono essere pienamente accessibili a tutti. Obiettivi che possono essere raggiunti soprattutto grazie al dialogo tra i popoli a tutti i livelli, ottimizzando la cooperazione internazionale anche nel campo della salute”.

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