Articolo di Mariasole Mosca su Italiani Quotidiano 31.10.2012

Articolo di Mariasole Mosca su  Italiani Quotidiano  31.10.2012

Diritti e cittadinanza

L’immigrazione si organizza e lancia

Uniti per Unire

In attesa di politiche pubbliche più al passo con i tempi, il mondo dell’immigrazione continua a organizzarsi.
È il caso di Uniti per Unire, la nuova associazione che si è presentata domenica scorsa a Roma, non solo
al suo naturale mondo di riferimento, ma anche ai decisori chiamati a dare con rapidità e concretezza
risposte alle istanze segnalate dagli oltre 4,5 milioni di stranieri residenti nel nostro paese. L’evento di via
di Uniti per Unire – alla presenza di oltre duecento delegati – è stata un’occasione per tracciare il profilo del
sodalizio che, come ha spiegato il suo portavoce e tra i principali promotori Foad Aodi, «è un movimento
indipendente e nasce con il fine di selezionare i fattori che uniscono le varie professione in una società
multiculturale, per aiutarla a crescere nel dialogo e nel rispetto dei diritti di tutti i cittadini di origine italiana o
straniera». Perché, aggiunge Aodi, «i conflitti nascono quando non si conosce l’altro, il vicino: conoscenza,
dialogo e collaborazione internazionale sono gli elementi basilari dello sviluppo della società attraverso la
qualità delle relazioni sociali».Uniti per Unire, è dunque un movimento propositivo che vuole raccordare
i diritti di tutti i cittadini, al di là di ogni differenza anche culturale, alle leggi che governano la società
multiculturale, «storicamente in ritardo rispetto alla domanda sociale», hanno spiegato i diversi relatori. E
a chi accusa i migranti di cambiare, volontariamente o meno, l’essenza “identitaria” della nostra società
gli attivisti della nuova associazione rispondono in maniera chiara che tra i suoi principali fini vi è quello
di «salvaguardare l’identità nazionale con l’arricchimento culturale che ogni civiltà esprime», cioè «arricchire
i valori e le regole nazionali con le diversità culturali che poi scopriamo essere molto vicine all’universalità dei
valori che legano le comunità».
A questo riguardo Franco Pittau, coordinatore del Dossier statistico immigrazione Caritas-Migrantes, è
secco: «Già con l’Editto di Caracalla venne concesso diritto di cittadinanza ai barbari». Una provocazione
costruttiva innanzi all’inerzia del legislatore sul tema della cittadinanza, ancora ostaggio di prese di
posizioni più elettorali che di contenuto. Lo ricorda lo stesso Pittau: «L’Impero romano, a differenza della
classe dirigente di oggi, aveva compreso la necessità di integrare per lo sviluppo economico, sociale e
demografico».
Spunti di riflessione sono stati proposti anche da Zouari Zouheir, vice ambasciatore della Lega dei paesi
arabi in Italia, dichiarandosi pronto a collaborare con la nuova realtà associativa e ricordando che da paese
di emigrazione l’Italia si è trasformata in paese di immigrazione, «un cambiamento irreversibile». Anche
Ahmad Hamadi, primo consigliere dell’ambasciata palestinese a Roma ha espresso il suo apprezzamento
per la nuova iniziativa piena di contenuti a favore dei diritti umani degli stranieri residenti nel nostro paese.
A proposito di principi basilari dell’esistenza, Roberto Vismara, responsabile romano della Lega dei diritti
dell’uomo, ha sottoscritto la sfida di Uniti per Unire ricordando che «l’unico modo per salvaguardare i diritti è
la diffusione della reciproca conoscenza e collaborazione», tra i paletti irrinunciabili dell’associazione.

A dare sostegno all’iniziativa ci saranno medici, avvocati, giornalisti, commercialisti, oltre a diversi
rappresentanti delle realtà sociali, economiche e produttive. Ma un ruolo importante è affidato ai giovani,
figli diretti dei flussi migratori e nuovo importante settore di una società in movimento. È l’esempio di
Khaled Haswh, anche membro della Comai (la Comunità del mondo arabo in Italia) che ha ricordato la sua
triplice origine – palestinese, tunisina e italiana – una caratteristica «di apertura, una ricchezza e non un
conflitto». Aspetto non sempre colto dal nostro sistema che, come ha segnalato Kamel Belaituoche, «ha
una burocrazia pesante, non ancora molto preparata alla conoscenza delle altre identità», al punto che,
rilancia Khalil Altoubat, esperto di immigrazione e cittadinanza, «nonostante gli immigrati garantiscano
una parte importante del gettito fiscale nazionale i tempi per l’ottenimento della cittadinanza italiana non
sono i dieci anni previsti dalla legge, ma si raddoppiano, proprio per effetto della lentezza burocratica e per
questo proponiamo di ridurre a cinque anni il tempo per la maturazione del diritto».

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