Aodi: “Tubercolosi, sorveglianza senza allarmismi”

Aodi: "Tubercolosi, sorveglianza senza allarmismi"
Tutti, Stranieri

Aodi: “Tubercolosi, sorveglianza senza allarmismi”

Aodi: "Tubercolosi, sorveglianza senza allarmismi"

Per la Società italiana malattie infettive e tropicali la malattia sta tornando una minaccia. Amsi e medici di famiglia tengono la situazione sotto controllo

Nel mondo moderno persone e merci viaggiano intorno al mondo nel giro di poche ore. Alcune volte, però, non sono soli. Insieme a loro possono viaggiare anche batteri, come quello responsabile della tubercolosi. Secondo Massimo Andreoni, presidente della Simit (Società italiana malattie infettive e tropicali), l’estrema facilità con gli individui possono viaggiare, comporta l’arrivo di persone da zone in cui la malattia è molto presente, rischiando di diffondere l’infezione.

“Si tratta di una malattia subdola – ha spiegato Andreoni – che può iniziare con una febbriciattola o con un piccolo dimagrimento, e che provoca una tosse spesso insistente, che persiste nonostante la cura di antibiotici. Ad avvenuto contagio – i primi sintomi rivelatori sono disturbi respiratori, come una bronchite persistente. In questa fase l’Rx del torace permette di fare una diagnosi per capire se si tratta o meno di tubercolosi”.

La situazione nel nostro Paese, comunque, non desta particolare preoccupazioni, grazie anche al lavoro di sorveglianza che viene compiuto dai medici di famiglia. “Quello su cui bisogna puntare – ha spiegato a Bussola Sanità Foad Aodi, presidente dell’Amsi (Associazione medici stranieri in Italia) e fondatore di Uniti per unire– sono gli sforzi mirati alla prevenzione della malattia e quindi del contagio. In questo campo, l’arma più potente è rappresentata dall’informazione di tutti cittadini, italiani o stranieri che siano. Tutte le persone devono sapere che possono rivolgersi con la massima fiducia a qualsiasi ambulatorio o ospedale pubblico. Verranno accolti e curati senza nessuna discriminazione o minaccia di denuncia per la loro eventuale condizione di immigrati clandestini. I batteri e i virus non conoscono nazionalità ed è quindi assolutamente privo di senso tentare di fare differenze”.

Aodi collabora quotidianamente con i medici di famiglia e i pediatri convenzionati e che per questo conosce bene la realtà quotidiana dell’assistenza territoriale. “Per quanto abbiamo modo di vedere – ha precisato Aodi – non ci risulta un aumento dell’incidenza dei casi di tubercolosi, di nessun genere. Nonostante ciò, non dobbiamo assolutamente abbassare la guardia, e rimanere vigili per monitorare la situazione per fare in modo che rimanga sotto controllo. Il nostro lavoro, in questo senso, prevede, infatti, che i medici di famiglia e del territorio funzionino come organi di sorveglianza della salute pubblica, pronti a riferire alle autorità competenti qualunque segnale d’allarme”.

http://www.bussolasanita.it/schede.cfm?id=552&Aodi_Tubercolosi_sorveglianza_senza_allarmismi

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