Amsi e UMEM: «Un esercito di professionisti della sanità di origine straniera in Italia, merita più rispetto»

Foad Aodi; No a medici di serie A e medici di serie B in un momento di grave carenza di medici a livello mondiale
L’ associazione Medici di origine Straniera in Italia (AMSI)  e la Confederazione Internazionale-Unione Medica Euro Meditteranea (UMEM) lanciano il loro allarme  per quanto concerne  le barriere burocratiche imposte, in Italia, nei confronti dei professionisti della sanità di origine straniera, anche  per  il loro diritto all’esercizio della professione presso le strutture pubbliche tramite  concorsi.Purtroppo esiste ancora l’obbligo della cittadinanza italiana per poter sostenere i concorsi pubblici da parte dei professionisti della sanità di origine straniera, nonostante che oggi si registri un alta carenza di medici nelle strutture pubbliche e presso i centri di pronto soccorso. Il numero dei medici che lascia il SSN per la  pensione o altri motivi è in aumento, e la situazione tenderà ad aggravarsi nei prossimi anni.“Ormai dal 2000  proponiamo una soluzione a questo problema dei concorsi che colpisce i professionisti della sanità di origine straniera sprovvisti di cittadinanza italiana,  senza nessuna valutazione della nostra proposta da parte delle autorità”, dichiara Foad Aodi, fondatore di AMSI e UMEM e Consigliere dell’ OMCEO di Roma (dove coordina l’Area Rapporti Affari Esteri e l’ Area Riabilitazione). “Consideriamo sempre che si parla di 80 mila professionisti di origine straniera in Italia (20 mila medici,40 mila infermieri ,5000 fisioterapisti ,4000 Farmacisti,1000 psicologi, 250 podologi,250 logopedisti; e ci sono anche tecnici di radiologia e di elettromiografia, diplomati Isef e vari professionisti della sanità in attesa del riconoscimento della laurea ottenuta all’estero; il tutto secondo  nostre statistiche, elaborate all’inizio di gennaio 2019)”.“La maggioranza dei professionisti della sanità di origine straniera esercita nelle strutture private proprio per l’impossibilità di sostenere i concorsi pubblici, in mancanza della cittadinanza italiana”, continua Aodi. Dispiaciuto “per questa divisione, per doveri e diritti, tra medici di serie A  e medici di serie B, sempre eguali però nel pagare le tasse  e la quota d’ iscrizione all’Ordine. Ma diseguali in assoluto nelle regole per i concorsi”.“ Auspichiamo che il Governo Conte possa accettare le nostre proposte inerenti ai concorsi presso le strutture sanitarie pubbliche. Proposte presentate tramite i progetti “La Buona Immigrazione” e” La Buona Sanità internazionale “, entrambi basati  sul rispetto del principio dei “Diritti e Doveri”, su un’ immigrazione programmata, con la concessione – ai professionisti della sanità di origine straniera esercitanti  in Italia da più di 5 anni, con tutti i requisiti richiesti (iscrizione all’ordine, laurea e specializzazione riconosciute ) – di poter sostenere i concorsi pubblici. Con l’impegno ,da parte loro, di fare  richiesta per ottenere  la cittadinanza italiana”, precisa il Prof. Aodi.Va considerato poi, aggiungiamo,  che negli ultimi 3 anni a numerosi concorsi non si è presentato il numero richiesto di  medici specialisti, e che  a volte i concorsi rimangono addirittura  senza partecipanti.  Inoltre,  numerosi medici di origine straniera vengono assunti con un contratto a termine, con chiamata diretta e ben consci che, successivamente, perderanno il posto di lavoro quando verrà  indetto il concorso.Infine. le statistiche  presentate dall’Amsi e dall’UMEM , nell’arco del 2018, ci dicono che sono giunte più di 500 richieste ed offerte di lavoro per medici stranieri  presso le strutture sanitarie pubbliche e private italiane; con  un aumento, invece, del 35% di richieste da parte di medici italiani di poter esercitare all’estero, e del 25% di professionisti della sanità di origine straniera di rientrare nei loro paesi di origine.Negli altri Paesi della UE, invece,  ci sono più di 550 mila medici di origine straniera,  di cui 450 mila esercitano la professione  in modo stabile e 100 mila in mobilità .Numerosi Paesi europei offrono condizioni economiche e burocratiche vantaggiose e più immediate, per combattere il fenomeno  della carenza dei medici; che sta diventando un preoccupante fenomeno mondiale, considerando anche le  richieste che arrivano all’ Amsi da Europa, Sud America , Paesi del Golfo e Italia stessa.Ubaldo Marangio

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