algheronewsgroup: Chi vince (e chi perde) con Donald Trump presidente

 

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Allora sì, che il masterpiece di Trump sarà compiuto. Poco prima la candidata democratica Hillary Clinton aveva telefonato a Trump, riconoscendogli la vittoria alle presidenziali 2016. “Chi potrebbe mai credere – anche sondaggi alla mano – in una sua sconfitta contro quello spauracchio di imbonitore con una fetta di lasagna in testa che prende le elezioni come un reality?” si leggeva già nel giugno di quest’anno su Wired, in un articolo a cui però si deve dar atto dell’uso di un punto interrogativo.

Crollino le borse, svengano i futures, tremi lo yen, tanto la rivoluzione è arrivata. “È stata una campagna dura e lunga, molti sono tristi oggi altri sono felici ma questa è la democrazia” ricorda il presidente. A eccezione di uno che dava a Trump due punti di vantaggio, gli altri prevedevano che Clinton si sarebbe aggiudicata la Casa Bianca. Era dal 1928 che un repubblicano non faceva cappotto. E gli elettori hanno inviato dei segnali forti a entrambe le formazioni prima durante le primarie, poi con i risultati della notte scorsa: Bernie Sanders, che nonostante la sotto-campagna a lui contraria da parte della Democratic national committe (scandalo delle email di Debbie Wasserman Schultz, pubblicate su WikiLeaks) è riuscito a creare più di qualche problema a Hillary Clinton durante le primarie del Partito democratico, ha cominciato da indipendente e si è iscritto al partito in occasione della corsa delle primarie; Donald Trump, ora ufficialmente 45esimo Presidente degli Stati Uniti d’America, ha partecipato alle primarie dei Repubblicani da indipendente e, fino agli ultimi giorni di campagna elettorale, è stato in larga parte rifiutato o non riconosciuto dalla quasi totalità dell’establishment del partito.

Abbiamo discusso tutti di questa America al bivio davanti a elezioni storiche, dilaniata da forze opposte, da un populismo che da periferico si è spostato al centro dell’equazione politica e da spaccature demografiche e geografiche senza precedenti. Nessun candidato in passato aveva avuto appoggi e garanzie così forti, nessuno era stato praticamente incoronato, eppure non è servito e non è bastato.

Così Foad Aodi, Presidente delle Co-mai e preside della facoltà di Scienze della Riabilitazione e Fisioterapia dell’Università anglo-cattolica “Unisanpaolo”, ribadisce un deciso no alle politiche di fomentazione dell’odio razziale e religioso in America e in occidente, e sottolinea come “l’America è da sempre la culla dell’immigrazione; non crediamo che oggi possa istigare allo scontro razziale, o peggio, considerare plausibili le idee di deportazione dei migranti e innalzamento di muri'”. Non i neri, non le donne, non gli ispanici, nemmeno i conti abitanti delle metropoli. Perché abbiamo sottovalutato tutti Trump?

Un ex first lady ha troppe informazioni sulla Casa Bianca per candidarsi a sua volta presidente.

Il repubblicano Donald Trump era l’uomo solo contro tutti. “Ho ricevuto tanti messaggi di amici che mi hanno chiesto scusa“.

Dopo otto anni di Obama, gli Stati Uniti hanno un tasso di crescita del prodotto interno lordo attorno all’ 1%. Wall Street ha chiuso in positivo con il Dow Jones che ha guadagnato l’1,38% e il tecnologico Nasdaq l’1,1%. L’ho sentito dire dal signor Trump e sono stato colpito dalle sue parole.

“Al Presidente Donald J. Trump vanno i miei auguri”. E loro compagnia viaggiano istituti di sondaggio e guru delle previsioni elettorali tutti insieme appassionatamente incapaci di cogliere un cambiamento epocale nell’orientamento del lettorato americano. I tassi sui titoli di Stato americani sono risaliti dopo una prima parte di giornata volatile. Ha preso voti anche da molti immigrati regolari, specialmente sudamericani, e questo perché non vogliono che gli irregolari rubino loro il lavoro.

Imponente manifestazione a Manhattan, contro Donald Trump. Il mondo intero ha accolto la notizia con un pizzico di disorientamento. Prevista anche una spettacolare frantumazione di parte del tetto di vetro del centro-convegni come simbolo di quel “soffitto di cristallo” che fino a ora non ha permesso a una donna di ottenere il massimo incarico politico al mondo.

 

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