aise: RENZI: SUI MIGRANTI L’ITALIA AVEVA RAGIONE

 

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ROMA\ aise\ – “Oggi assistiamo, dopo che era sempre stato negato, all’assunzione di un principio molto semplice: l’accordo di Dublino è finito. Non lo è formalmente, se ne dovrà discutere, ma restiamo alla politica: la verità politica è che Dublino è finito”. Lo ha sottolineato il premier Matteo Renzi, nelle comunicazioni al Parlamento alla vigilia del Consiglio Europeo del 15 e 16 ottobre.
Sull’immigrazione, prosegue il premier, “vorrei essere breve e molto chiaro: a distanza di sei mesi dal Consiglio straordinario di aprile 2015 richiesto dall’Italia dopo il terribile naufragio di 700 nostri fratelli e sorelle nel Mediterraneo, possiamo dire senza troppi giri di parole, che l’Italia aveva ragione, l’Europa e il resto d’Europa no”.
Ed aggiunge: “Non si tratta di rivendicare una scelta del governo, non sto dicendo che il governo o il premier avevano ragione. Sto dicendo che l’Italia aveva colto la complessità del problema e un approccio non legato all’isteria e al momento, mentre tanti nostri amici hanno cambiato posizione sulla base di singoli eventi, di circostanze emozionali. Noi dal primo giorno avevamo detto che era tempo di cambiare la politica europea su questi temi”.
“Oggi discutiamo di Siria, come ieri discutevamo di Libia, come discutevamo di Egitto, come discutevamo, qualche mese fa, di tante e tante realtà diversificate. Ma qual è la posizione dell’Europa su questi temi??”, si è chiesto Renzi. “Io credo che qui si giochi il ruolo della credibilità italiana. E, da questo punto di vista, vorrei che fosse chiaro che il nostro problema non è a quali formati partecipiamo nelle riunioni internazionali. Lo dico – ha aggiunto – perché ho sentito delle polemiche abbastanza stravaganti su questo: vi tengono fuori dal formato “cinque più uno”. Sì, perché qualche Governo, qualche anno fa, è stato tenuto fuori, forse per scelta, dal formato delle discussioni iraniane. Io credo che allora quel formato fu un errore e recuperare la scelta di allora non sarà la cosa più semplice. Ci impegniamo a farlo, con l’aiuto di tutti, con l’aiuto di un sistema Paese, non cercando di dividersi, ma cercando di dire che qualunque fosse il colore di quel governo che allora fu tenuto fuori, il nostro compito è quello di tornare dentro tutti i formati importanti che ci sono. Ma non è il formato delle discussioni di politica estera che cambia la storia della politica estera: è la credibilità di un sistema di sviluppo che tenga insieme una rinnovata stabilità del Paese e una capacità di utilizzare il soft power che l’Europa e l’Italia hanno per individuare finalmente una strategia che non sia di corto respiro. Insomma, se qualcuno immagina di risolvere il problema della Siria dicendo “stamattina mi alzo e decido che facciamo i bombardamenti lì”, auguri e in bocca al lupo?! Ma non risolverà il problema. La Libia sta lì a dimostrarlo”.
Tornando all’Europa, in questi anni di crisi “è stato centrale il ruolo della Bce, ha fatto un lavoro meraviglioso ma il dato oggettivo è che dal 2008 al 2015 gli Usa hanno avuto la forza di tornare alla crescita economica, l’Europa no e l’Europa non avrà un futuro se continua a puntare sui mercati emergenti e non investe su se stessa, come una parte maggioritaria del pensiero economico europeo ha voluto in questi anni”.
Quanto all’Italia, il premier dice che andrá al voto “alla scadenza naturale, nel 2018”, dopo aver concluso il percorso delle riforme e aver svolto il referendum nell’autunno del 2017.
“Trovo – ha spiegato – che il periodo che si sta aprendo in Italia e in Europa sia molto interessante. Nel 2017 si svolgeranno le elezioni in Francia e in Germania, assisteremo al primo anno della nuova amministrazione americana, e l’Italia avrá la reponsabilitá del G7”.
Il premier ha espresso l’auspicio che il Paese arrivi “a quell’appuntamento avendo terminato un complicato percorso di riforme, riforme strutturali e storiche come quella della Carta, del mercato del lavoro e del sistema educativo. Se l’Italia avrá fatto questo percorso” sará “punto di riferimento” nel Vecchio Continente. (aise) 

 

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