agenziastampaitalia: Foad Aodi (Co-mai): “Iniziamo oggi il Ramadan con un messaggio di pace universale tra i popoli”

(ASI) “La Comunità del Mondo Arabo in Italia fa gli auguri a tutti i musulmani per il mese del Ramaḍān.Ramaḍān Karim!”. Dichiara oggi Foad Aodi, Presidente della Comunità del Mondo Arabo

in Italia (Co-mai) a inizio del Ramaḍān, il nono mese dell’anno del calendario islamico, nel quale i musulmani praticano il digiuno (sawm) come pilastro dell’Islam. Secondo la tradizione islamica infatti, il Ramaḍān segna la rivelazione del Corano agli uomini, dalla 27esima sera del mese, (Laylat-al-Qadr, la notte del potere), quando il testo sacro viene rivelato al Profeta Maometto dall’Arcangelo Gabriele. La cadenza di questo periodo che dura dai 29 ai 30 giorni varia di anno in anno poiché basata sulle fasi lunari.

“Accogliamo l’inizio del Ramaḍān con gioia e devozione. Al contrario dei movimenti fondamentalisti islamici che seminano odio e violenza in Medio Oriente ed in Occidente travisando il senso della religione islamica, c’è un Islam “puro” rappresentato da migliaia di musulmani che vive nel rispetto delle altre religioni, portando avanti un messaggio di pace universale”- Prosegue il Prof. Aodi.

“Proseguiamo nel nostro impegno a favore del dialogo inter-religioso proponendo soluzioni concrete per le fasce deboli della popolazione. Pensiamo ai profughi, ai malati cronici, ai diabetici, ai prigionieri delle carceri, e a tutti coloro che soffrono e continuano a soffrire. Lavoriamo per loro grazie al contributo dell’AMSI (Associazione Medici di Origine straniera in Italia) ed il Settore Sanità di Co-mai (La Comunità del Mondo Arabo in Italia).

Utilizziamo per questo il nostro sportello Co-mai coordinato dal Segretario Generale di Co-mai Kamel Belaitouche e sosteniamo le attività svolte dai nostri mediatori culturali altamente qualificati come Doaudi Tilouani, Portavoce di Co-mai, Ambasciatore per la pace ed esperto di carceri e minori e Rami Badhia, Coordinatrice del Dipartimento Donne Co-mai. Dobbiamo mostrare la nostra vicinanza a chi soffre, alle donne ed ai bambini che arrivano in Italia dopo “il viaggio della speranza” e sono abbandonati a loro stessi. Seguiamo l’esempio dei nostri mediatori. E’ nell’amore del prossimo che si attua l’incontro tra le diverse religioni”.

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