agenziafuoritutto: Strage di Nizza, Co-mai: “Dolore profondo e ferma condanna al massacro del terrorismo

 

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Per la terza volta, in un anno e mezzo (dopo, cioè, le 2 carneficine di Parigi di gennaio e novembre 2015), l’integralismo islamico, in quest’ultimo caso l’ISIS ha colpito la Francia (anche se una sua rivendicazione ufficiale è arrivata solo due giorni dopo l’attentato ; ma non dimentichiamo il vero e proprio “franchising del terrore” nato negli ultimi anni, con mandatari, “agenti” e “subagenti” dell’estremismo islamico). A Nizza, un attentatore franco-tunisino, al termine dei fuochi d’artificio per i festeggiamenti serali del 14 luglio, ha travolto la folla sulla storica Promenade des Anglais, il lungomare della città, guidando un mezzo pesante, e causando, com’è noto, piu’ di 80 morti.
“Il nostro dolore s’ unisce a quello dei francesi. Il mondo arabo piange assieme ai familiari delle vittime di Nizza. Siamo tutti francesi!”, commenta Foad Aodi, “Focal Point” in Italia, per l’integrazione, per l’Alleanza delle Civiltà (UNAoC), organismo ONU per il dialogo interculturale e interreligioso, e Presidente della Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai). “Tutti gli arabi e i musulmani d’Italia – aggiunge Aodi – condannano  con fermezza questi atti disumani che minacciano la vita di tutti i cittadini del mondo, senza distinzione tra cristiani, musulmani, ebrei o atei. Ci vuole la massima collaborazione da parte dei Governi per spezzare l’azione distruttiva del Daesh  e dei suoi “lupi solitari”: i nostri nemici principali, nemici  della libertà e della democrazia. Solo col coinvolgimento delle associazioni e delle Comunità straniere, arabe e musulmane incluse, possiamo ottenere risultati, e intensificare al tempo stesso la prevenzione e la sicurezza internazionali. In circostanze come queste, poi, il pregiudizio verso il mondo mussulmano non fa che aggravare l’azione di chi dissemina il terrore: che –  non mi stanco di ripeterlo – nulla ha a che vedere col vero Islam”.
L’accanimento che l’integralismo islamico sta mostrando verso la Francia, aggiunge chi scrive, non nasce solo da ragioni geopolitiche (come il ruolo di primo piano del Paese transalpino nelle complesse crisi di tanti Paesi  arabi degli ultimi 5 anni, dalla Libia di Gheddafi alla Siria di Assad; un ruolo non inferiore, del resto, lo ricopre, da secoli, anche l’Inghilterra); o dai contorti, difficilmente decifrabili, piani delle grandi potenze. E’ che la Francia, madre (da Cartesio all’Illuminismo e al postivismo) di quella cultura di razionalismo critico e  “civiltà del dubbio”, fortemente estesi anche alla sfera della religione, che rappresenta, giustamente, la “spina dorsale” della civiltà occidentale, davvero è la “bestia nera”, sul  piano culturale (o meglio, sub-culturale!) dell’ Islam fondamentalista. Guarda caso, pochi giorni fa Bernard-Henry Levy, esponente di primo piano dei “Nouveaux philosophes”, uomo di cultura franco-ebraica e attivista per la cooperazione interrnazionale e i diritti umani, ha presentato alla stampa il suo film “Peshmerga”: un documentario, ricco di interviste in presa diretta, sulle vigliaccherie dell ‘ISIS ( che si diverte a trucidare inermi ostaggi, ma sui campi di battaglia veri- come emerso specie nelle ultime settimane –  spesso se la dà a gambe) e, invece, la fierezza dei combattenti yazidi e, soprattutto curdi. Che da quasi due anni resistono, agli assalti appunto dell’ ISIS, a Kobane, ai confini tra Siria e Iraq, vera e propra Stalingrado del Medio Oriente. Non possiamo dar torto a Levy quando definisce, senza mezzi termini, l’ ISIS la versione moderna del nazismo, il nemico “in toto” della civiltà occidentale. Quella civiltà di cui lo stesso Papa Wojtyla, nel celebre viaggio in Francia di fine anni ’80, riconobbe – dopo secoli di incomprensioni reciproche –  i princìpi basilari proprio negli immortali “Liberté, fraternité, egalité”.
(F.Fed)

 

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