agenziafuoritutto: Nasce un’Alleanza Medica, Culturale e Religiosa contro il “franchising del terrore”

 

ansbach_attentato

 

Le dinamiche dell’ ultimo attentato di Ansbach (non lontano da Norinberga), in cui il 27nne Mohammed Deel, rifugiato siriano affetto da disturbi mentali, ha fatto esplodere una bomba nei pressi d’un concerto (con una stima temporanea di 12 feriti , di cui 3 gravi), e la strage del centro commerciale di Monaco di Baviera, opera del 18nne, tedesco d’origini iraniane, Aly Sonboly (cui va aggiunta l’aggressione su un treno – quattro feriti – compiuta, giorni fa, dal 17nne afghano Muhammad Rayad, vicino Wurtzburg, ancora in Baviera), presentano forti analogie che non possono non far riflettere.
Come anche per la strage di Nizza del 14 luglio, si tratta sempre di individui non solo molto giovani (delle ultimissime generazioni mussulmane: cresciuti – anche quando non immigrati in Occidente – tra precarietà della vita e appelli alla “Jihad”), quindi lontani da un adeguato equlibrio psicosomatico e da una piena maturazione morale e intellettuale, ma anche psichicamente instabili, se non disturbati (Sonboly, l’attentatore di Monaco, era, a quanto sembra, ossessionato dal desiderio di ripetere le gesta di Anders Breivik del 2011 ad Oslo, mentre la polizia bavarese ha arrestato un ragazzo di 16 anni, possibile complice di Somboly, in passato ricoverato con lui nel reparto psichiatrico dell’ospedale di Harlaching).
Se aggiungiamo i forti problemi economici dell’attentatore di Nizza, il quadro sembra completo.
Siamo, insomma, tra Marinus van der Lubbe (il giovane minorato condannato ufficialmente, nel ’33, per l’incendio del Reichstag) e Lee Harvey Oswald: cioè di fronte ad individui in cui giovane età, immaturità intellettuale (con conseguente facile permeabilità ad ideologie tanto criminali quanto seducenti), disturbi psichici e difficoltà pratico-economiche formano un cocktail micidiale.
Tra le voci levatesi a condannare l’escalation degli attentati e la conseguente minaccia all’equilibrio psicologico della gente sul piano della stessa vita quotidiana, quella anche di Foad Aodi, medico fisiatra, “Focal Point” per l’Integrazione, in Italia, per l’Alleanza delle Civiltà (UNAoC), organismo ONU per il dialogo interculturale e interreligioso, e Presidente del movimento “Uniti per Unire”, dell’Associazione dei Medici d’Origine Straniera in Italia (AMSI) e delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai).
“Dal profilo degli ultimi terroristi”, rileva Aodi, “si evince che si tratta di individui disturbati a livello psicologico, in difficoltà economiche e che, soprattutto, non sono veri musulmani. Urge un intervento contro i disagi sociali e psicologici degli immigrati. Il Daesh sfrutta i singoli per fare propaganda e accrescere il suo “franchising del terrore”: che si sta moltiplicando anche proprio per i disagi psicologici, economici e sociali vissuti dai killer. Queste persone colmano un vuoto con la violenza, e attirano i media e l’attenzione mondiale”. A questo punto, Aodi definisce i punti di quello che è il “Manifesto” propositivo – rivolto fortemente anche alle istituzioni – d’ una vera e propria ” Alleanza Medica – Culturale- Religiosa” tra le organizzazioni che a lui fan capo, contro burattinai e manutengoli del terrore: “Ci proponiamo di sostenere nuove politiche congiunte a favore di alcuni punti:
1) integrazione, attraverso una vera legge europea per l’immigrazione, col rispetto del principio diritti e doveri;
2) maggior prevenzione e sicurezza, coinvolgendo tutte le comunità e associazioni straniere e religiose;
3) istituzione del dipartimento “Medicina internazionale contro il terrorismo”;
4) ritorno alla visita medica alla base del servizio militare, sempre a fini di prevenzione;
5) maggior prevenzione nelle scuole, contro i fenomeni di bullismo e le discriminazioni su basi religiose e razziali;
6) archiviare la cattiva informazione, e le strumentalizzazioni politiche di fatti gravi;
7) promuovere tavoli di lavoro Interreligiosi e interculturali, a livello sia religioso che nazionale;
8) Istituzione di un Albo per gli Imam, che preveda anche l’insegnamento della lingua e cultura italiane, un’adeguata formazione civica e la conoscenza dell’ordinamento italiano
9) intensificare l’istruzione senza confini e la cooperazione internazionale ed economica coi nostri Paesi d’ origine, mediante i servizi socio-sanitari;
10) promuovere campagne di prevenzione ed aggiornamento professionale in sanità e immigrazione”, per tutti gli operatori sanitari e culturali.

 

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