agenziafuoritutto: COREIS e Co-mai condannano fermamente il terrorismo, su base religiosa e sociale

 

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“Volevo liberare il mondo dai disabili“: ecco l’agghiacciante spiegazione data dall’uomo che nella notte tra mercoledì 25 e martedì 26 luglio – armato di coltello – ha ucciso 19 persone in un centro disabili di Sagamihara, 40 chilometri a sudovest di Tokyo. Satoshi Uematsu, 26 anni, è un ex dipendente della stessa struttura, il “Tsukui Yamayuri Garden”, da cui s’era licenziato lo scorso 19 febbraio. Uematsu, già interrogato in passato dalla polizia, in quell’occasione aveva espresso il suo odio per i portatori di handicap; consegnando inoltre al portavoce della Camera dei rappresentanti una lettera con richiesta d’ una legge del Parlamento che consentisse l’eutanasia per le persone con handicap.
Dal razzismo su base etnico-religiosa a quello su base “socio-sanitaria”, insomma : questa la deriva d’un mondo che sembra correre su binari sempre più folli. Per quanto diversi nelle premesse di partenza, i due tipi di follia integralistica hanno in comune l’assoluta intolleranza per chi è diverso, per chi, semplicemente con la sua esistenza, rappresenta un affronto intollerabile alla logica del pensiero totalizzante (e totalitario; non a caso Uematsu, sui social network, s’è ricollegato idealmente all’attentatore di Monaco del 22 luglio, a sua volta ammiratore di Anders Breivik, il killer di massa di Oslo 2011).
L’ intolleranza etnico-religiosa ha avuto senz’altro una delle sue più gravi manifestazioni nell’omicidio di padre Jacques Hamel a Saint Etienne du Rouvray, pochi giorni dopo la tragedia di Nizza. La COREIS (Comunità Religiosa Islamica) Italiana, associazione di mussulmani italiani su base laica, e di dialogo con la cultura occidentale, condivide pienamente la presa di posizione contro il terrorismo su base religiosa espressa nel recente comunicato dell’ IHEI (Institute des Hautes Etudes Islamiques), organo che partecipa attivamente alle concertazioni col ministero dell’ Interno francese E ha dato seguito anche in Italia a questa testimonianza di fratellanza spirituale: domenica 31 luglio prima della Messa, delegati della COREIS – proprio come, in questi giorni, molti mussulmani francesi, esortati dai loro imam – han portato il loro saluto in chiesa, al vescovo e al parroco, a Roma, Milano, Novara, Genova, Verona, Sondrio, Ventimiglia, Brescia, Vicenza, Fermo, Siena, Piacenza, Brindisi, Palermo e Agrigento.
“Papa Francesco, tutti i cristiani, i musulmani, gli ebrei e i laici piangono per la perdita di Jaques Hamel e per tutte le vittime del “franchising del terrore”, e levano al cielo la loro preghiera”. Così, invece, Foad Aodi, “Focal Point” per l’Integrazione, in Italia, per l'”Alleanza delle Civiltà” (UNAoC, organismo ONU) e Presidente delle Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e del Movimento “Uniti per Unire”. “Ringraziamo Papa Francesco – prosegue il “Focal Point” – che con estrema lucidità, a Cracovia, ha parlato utlimamente della strumentalizzazione della religione per altri fini, di natura economica o politica. Sulla deviazione del Daesh dalla religione islamica abbiamo già parlato a sufficienza, chiarendo che chi trucida le persone nel nome di un Dio è senza religione, e non c’entra niente con l’Islam. Le Comunità del Mondo Arabo in Italia, allora, chiedono ai rappresentanti della Chiesa e di tutte le religioni, musulmani, ebrei, cristiani copti, maroniti, ortodossi, valdesi, e buddhisti, d’ unirsi per far muro contro il terrorismo “fai da te” e contro ogni tentativo del Daesh di scatenare uno scontro tra le civiltà”. Aodi comunque si dichiara ancora “fiducioso nella costruzione del dialogo”, e rivolge i suoi ringraziamenti ad Ahmad Al-Tayyib, celebre Imam di Al-Azhar, l’ Università del Cairo, al presidente palestinese, Abu Mazen, alla Regina di Giordania, Rānia al-‘Abd Allāh, alla Comunità Musulmana in Francia e “a tutti gli esponenti del mondo musulmano e arabo nel mondo che continuano a condannare questo terrorismo cieco, del quale siamo tutti vittime”. “Come presidente della Co-mai”, conclude il “Focal Point”, “Non posso che essere soddisfatto per domenica scorsa: abbiamo superato le 23mila adesioni all’appello a recarsi in chiesa in varie parti d’Italia. E’ stato emozionante vedere la chiesa gremita: la gente ha apprezzato il gesto di coraggio dei musulmani. Non ce la faranno, gli assassini della libertà, della democrazia e della religione a dividere i musulmani dai cristiani, dagli ebrei e dai laici. L’unica risposta deve essere unanime: tutti uniti contro il terrorismo. Il nostro slogan è: preghiamo tutti insieme”.
Pur nel dolore per il fatto all’origine (cioè appunto l’omicidio del religioso francese), questa storica convergenza del 31 luglio 2016, in chiesa, di cristiani e mussulmani, aggiungiamo, avrebbe fatto davvero la felicità di papa Wojtyla: e, con lui, di altri sinceri sostenitori dell’ecumenismo (vedi teologi come lo scomparso Karl Rahner, gesuita tedesco già figura centrale del Concilio, e l’altro tedesco Konrad Raiser, attualmente segretario generale del Consiglio Mondiale delle Chiese). La preghiera in comune di domenica scorsa, infatti (pregare, cioè, ognuno il proprio Dio ma insieme, in clima di fratellanza e convergenza su acuni valori essenziali), rientra pienamente nella storica politica di “esperanto religioso” che è stata asse centrale del pontificato wojtyliano, dal primo incontro mondiale delle religioni ad Assisi dell’ottobre 1986 al secondo, sempre ad Assisi, del gennaio 2002, pochi mesi dopo l’ 11 Settembre 2001.
(F.Fed)

 

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